Animare i bambini in un Paese che non c'è: l'esperienza di Melly

di admin

Avete mai pensato di fare volontariato in un Monopoli? O di fare un viaggio in un Paese che sulle cartine geografiche non esiste? Oppure ancora di passeggiare sopra dodicimila soldati che difendono nel sottosuolo l’arsenale più grande d’Europa, soldati di una potenza che ormai non esiste più? Se pensate che tutto ciò non sia possibile, sappiate che vi sbagliate di grosso. E non dovete andare neppure tanto lontano per scoprirlo, più precisamente tra la Romania e l’Ucraina, in uno stato che almeno per se stesso si chiama Transnistria.
Ci facciamo accompagnare in questo nostro viaggio virtuale da Melly, un ragazzo piemontese, di Vercelli, che vi ha speso un mese facendo volontariato ai bambini in un centro estivo:

 
"La Transnistria è una striscia di terra che si trova al confine tra Moldavia ed Ucraina. A livello geografico fa parte della Moldavia, ma a livello politico si è resa indipendente dopo una lunga battaglia, sebbene sia attualmente un Paese non riconosciuto da nessun altro stato. Per entrarci bisogna passare dodici controlli, prima quelli moldavi e poi quelli della Transnistria, tra cui la Quattordicesima Armata Russa, cioè l’ esercito di una potenza che ormai non esiste più. La Russia utilizza questo Paese ancora come stato satellite e possiede nel suo sottosuolo l’arsenale di armi più grande d’Europa con 12.000 militari presenti in questo territorio per difenderlo. E’ uno stato secessionista con un proprio presidente autoproclamatosi (in realtà è un dittatore, anche se è un termine che ovviamente lì non può essere usato), una propria capitale, Tiraspol, una propria moneta, una sola lingua (il russo, mentre in Moldavia si parla sia russo che rumeno): un Monopoli in formato reale."
 
Come sei arrivato da Vercelli fino in Transnistria?
Già diversi anni fa avevo frequentato il "Corso partenti", un corso che ogni anno l’Ispettoria Salesiana del Piemonte, che coordina le varie case salesiane, organizza per preparare i giovani che lo desiderano a vivere un’esperienza di un mese nel periodo estivo in terra di missione, solitamente in altre case salesiane. Avevo anche già fatto alcune esperienze forti di volontariato: tre volte in un campo di prima accoglienza per rifugiati politici e profughi in Puglia, una volta in Brasile e tre volte in Moldavia. Nel 2006 infine mi è stata proposta questa nuova esperienza in Transnistria per una piccola Estate Ragazzi con i bambini cattolici, un’esperienza “pilota”, anche perchè non ci sono case salesiane in quella terra: abbiamo collaborato con l’Organizzazione Regina Pacis che lavora sia in Moldavia che in Transnistria. Oltre a me, il gruppo era costituito da due sacerdoti salesiani, due animatori italiani e due animatori moldavi che ci hanno aiutato nella mediazione e traduzione dal russo all’italiano. 
 
Come siete stati accolti tu e il tuo gruppo?

Inizialmente sembrava bene, nel senso che era tutto così tranquillo! Abbiamo fatto le nostre attività con i ragazzi senza nessun problema e siamo stati accolti bene anche dagli adulti, ma, quando siamo andati via, i responsabili dell’organizzazione grazie alla quale siamo riusciti ad entrare in Transnistria sono stati chiamati nel palazzo del presidente. E’ stato riferito loro che "il gruppo degli italiani" era sempre stato tenuto sottocontrollo per tutto il periodo della permanenza lì e che non erano contenti del loro comportamento poichè avevano riso davanti ai loro monumenti. E’ una cosa falsa, non ci siamo mai permessi di fare questo e soprattutto si sa che quando sposti una cinquantina di bambini da una parte all’altra di certo non c’e’ assoluto silenzio!
 
E’ successa però anche un’altra cosa più grave. Gli ultimi giorni infatti cercavamo la persona che ci aveva aiutato con i documenti ad entrare, un signore che lavorava nel palazzo governativo: volevamo salutarlo e ringraziarlo per il suo aiuto,  ma non riuscivamo a rintracciarlo. Una volta tornati in Italia però ci è stata data la notizia che era stato arrestato. Il giornale locale aveva titolato: “Arrestato l’uomo che aiuta i cattolici”. Abbiamo saputo poi che in prigione ha subito qualsiasi forma di violenza (non descrivo nulla perchè sono torture troppo disumane), ma alcuni suoi amici sono riusciti a liberarlo ed è quindi scappato in un altro Paese con la moglie e il figlio. 
 
Quali erano i vostri compiti?
Il nostro compito principale era quello di organizzare un piccolo centro estivo con i bambini cattolici, anche se poi si sono aggiunti anche molti altri ragazzi che abitavano nei blok (i loro palazzi) di fronte a casa nostra. Noi volontari abitavamo in una piccola casa con un cortile e una tettoia dove svolgevamo le attivita’ di animazione. Organizzavamo laboratori manuali, corsi di italiano e giochi; offrivamo loro il pranzo e nel pomeriggio andavamo a giocare in un campetto da calcio che si trovava vicino alla sede centrale dell’Armata Russa e a un deposito di armi. Dopo la merenda, i bambini cattolici si recavano nella missione gestita da alcuni polacchi lì vicino, mentre gli altri bambini ritornavano a casa con noi per tornare in seguito nelle loro abitazioni.
 
Come si vive in Transnistria?
Sembrava di tornare indietro nel tempo nel periodo della vecchia potenza russa e si percepiva uno strano senso di tranquillità, con strade ben pulite e molto larghe, tanti monumenti ai carrarmati, uno stadio modernissimo e possente con limousine parcheggiate di fronte. Pensate che nel piccolo supermercato dove andavamo a comprare il cibo lavoravano ben due persone alla cassa, chi passava il prodotto e chi lo metteva nella borsa, chi puliva, chi serviva e chi rimetteva sugli scaffali tutti i prodotti mancanti passando continuamente con il carrello, dando un senso di perfetto ordine; c’era anche una guardia del corpo all’entrata. Insomma una finta facciata di ricchezza e di ordine.
In realtà le persone comuni soffrono molto la povertà e lo Stato fa molto poco per loro. La popolazione è ancora molto sottomessa al potere ed è rimasta la mentalità comunista. 
  
Ci racconti qualche episodio particolare che hai vissuto?
Molte sarebbero le cose da raccontare, ma ce n’ è una in particolare. Dovete sapere che la nostra permanenza coincideva con il periodo prima delle votazioni: il popolo doveva scegliere se continuare a rimanere indipendenti oppure se ritornare con la Moldavia. Proprio negli ultimi giorni c’è stato un attentato su un filobus dove hanno perso la vita tre per
sone
(pensate che è successo alle tre di pomeriggio e noi a mezzogiorno eravamo su uno di questi mezzi con una trentina di bambini).
 
L’ultimo giorno noi volontari ci trovavamo in cortile in cerchio a discutere dell’esperienza che stava ormai volgendo al termine e ad un certo punto abbiamo sentito suonare le sirene antiaeree. Be’, sono dei momenti di gelo e nessuno di noi le aveva mai sentite suonare nella propria vita, tranne l’animatrice moldava che si è subito ricordata di quando era bambina durante la guerra tra Moldavia e Transnistria. Sono dei momenti in cui non sai cosa fare, se scappare, dove andare, anche perchè noi eravamo nessuno in una terra che nessuno riconosce e per qualsiasi cosa che sarebbe potuta succedere chi ci sarebbe venuto a prendere? Per fortuna però, una signora del posto che era con noi proprio in quel momento ci ha detto di non preoccuparci perchè le sirene stavano suonando per la commemorazione dei tre defunti dell’attentato. Che strani modi, vero?
 
Cos’hai imparato da quest’esperienza? Cos’è cambiato nella tua vita?
Quest’ esperienza è stata decisiva per fare una scelta importante per la mia vita e cioè quella di prepararmi un anno in Comunità dai Salesiani di Torino. Sono riuscito a concludere i miei studi di Scienze dell’Educazione (fra poco mi laureo), ma più che altro ho potuto prepararmi a vivere un esperienza più lunga in terra di missione. Attualmente infatti mi trovo in Moldavia e rimarrò qui per un anno dai Salesiani che hanno aperto da poco una nuova Casa di Don Bosco.
 
Guarda nella Gallery alcune foto scattate da Melly
 
Immagine2: Flickr

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