Tiziano Ferro – Il mestiere della vita: la recensione di GingerGeneration.it!

di Alberto Muraro

Si dice che Tiziano Ferro sia fondamentalmente la controparte maschile e italiana di Adele: le sue canzoni, i suoi testi, rappresentano per molti fiume di lacrime e interi pacchetti di kleenex da buttare nel cestino, ma la verità è che l’artista di Xdono, per quanto bravo ed emozionante, ha molto altro da raccontare che storie d’amore spezzacuore.

L’ennesima dimostrazione del suo grande talento di cantautore è arrivata oggi, 2 dicembre 2016, con la pubblicazione de Il Mestiere della Vita, il suo sesto album di inediti: il disco, composto da 13 canzoni, è un compendio del miglior pop italiano d’autore in circolazione, con sprazzi qui e là di quell’r&b italico che ha visto Tiziano nascere artisticamente nei primi anni 2000.

Sono presenti, all’interno di questo progetto, delle vere e proprie perle, da ascoltare e riascoltare fino allo sfinimento: su tutte il meraviglioso, romantico e intenso secondo singolo Il conforto, una collaborazione dal sapore electro con Carmen Consoli, ma anche la title track, Quasi Quasi (che sembra un classico anni ’60) e La Tua Vita intera si difendono piuttosto bene. Il resto del disco si sviluppa su ritornelli accattivanti e sound moderni e spezzati, che ricordano le atmosfere di 111 e Rosso Relativo: Tiziano Ferro ci fa ballare con Epic, ma anche con la marcia militare di “Solo” è solo una parola; l’artista duetta inoltre in modo nostalgico con Tormento in My Steelo e punta alle classifiche estive in Lento/Veloce, in un viaggio musicale coinvolgente e scritto benissimo.

Paradossalmente, con così tanti contenuti, il singolo di lancio Potremmo ritornare quasi scompare, dimenticato in mezzo alla poesia romantica di pezzi molto più validi ed originali (ne è un esempio Valore assoluto, un pezzo in puro stile Ferro “recente”).

Il Mestiere della Vita rappresenta un passo molto importante per Tiziano Ferro, che con questo progetto guarda al suo passato ma con un occhio di riguardo verso il futuro e soprattutto il presente, regalandoci un’oretta della miglior musica possibile ci saremmo potuti aspettare dalla sua penna.

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