Sbratz: intervista al regista Luca Vecchi sulla sketch comedy tutta al femminile!

di Paola Pirotti
Sbratz

Il 6 giugno ha debuttato sul mondo del web la sketch comedy Sbratz.
Le donne e la commedia. Le donne e i problemi di tutti i giorni.
Non sempre, al cinema e in TV, si sono associate liberamente. Col tempo, però, grazie a nuovi artisti e nuovi contesti – con Sex and The City, Girls e tante altre serie TV, la rappresentazione delle donne ha cominciato ad avere un carattere più tridimensionale.

La sketch comedy, scritta da due giovani talenti Serena Tateo e Tommaso Triolo e diretta da Luca Vecchi (regista dei The Pills), racconta in pochi minuti – con la ironia, scorrettezza e onestà – le situazioni che l’universo femminile affronta ogni giorno. Un colpo di freschezza e onestà per raccontare di gelosie, cerette e i segreti (non poi così segreti) delle donne.
Non ci sorprende che il primo episodio abbia già superato su Facebook le 600.000 visualizzazioni.

Per l’occasione, abbiamo intervistato Luca Vecchi, regista della serie.

  • Cominciamo dall’inizio: da dove nasce il titolo “Sbratz”?

Questa è un’ottima domanda. Dovreste chiederlo a Serena e Tommaso. Gli autori. Credo sia una questione di reflusso gastrointestinale fuso in una crasi con la marca delle bambole con il faccione e gli occhioni. Ma le mie sono solo congetture. Chiedete a loro!

  • Qual è il personaggio femminile (cinematografico o televisivo) a cui sei più affezionato e perché?

Anna Marchesini. Principalmente per affetto fin dalla tenera età. E’ vero che esisteva già Sandra Mondaini dagli esordi del grande varietà della RAI, ma credo che la Marchesini abbia spostato l’asticella assai più in là nel corso degli anni ’80 con il trio Solenghi-Lopez. Seguono poi tutte le interpreti femminili forgiate da Mai Dire Gol nel corso dei ’90/2000. Marina Massironi, Ellen Hidding e l’immensa Paola Cortellesi. Peccato non si siano mai spinte ai livelli del Saturday Night Live come Sarah Silverman o Maya Rudolph. Non adoro Amy Schumer.

  • Per quanto riguarda i personaggi femminili, cosa credi che manchi nella rappresentazione italiana oggi?

Coraggio, prevalentemente. Dei personaggi in grado di ironizzare su loro stesse e di mettersi in gioco anche al punto di far figure immonde. Di perdere realmente la faccia e di usare il corpo in comicità slapstick come farebbe Jim Carrey. Le donne pensano di mettere a repentaglio il proprio in sex-appeal così facendo. Idea assolutamente sbagliata, poiché guadagnerebbero enormemente in umanità.

  • Qual è la parte più divertente del raccontare il mondo femminile?

Entrare nella loro ottica scoprendone i retroscena. Avendo poi il privilegio di orchestrare la messa in scena prescindendo dal genere e dall’orientamento. In quanto a debolezze non siamo poi così diversi.

  • Qual è il commento che ti farebbe più paura ricevere per “Sbratz”?

Non saprei. In realtà su internet si sprecano e han sempre meno peli sulla lingua. Sarebbe bello però che i commenti fossero propositivi e le critiche costruttive. Poi se deve scattare il linciaggio: bagno di sangue sia.

Grazie a Luca per aver risposto alle nostre domande e per averci incuriosito ancora di più. Non ci resta che correre sulla pagina ufficiale Facebook di Sbratz e attendere i prossimi episodi, in uscita ogni martedì.

 

Avete già visto i primi episodi di Sbratz? Cosa ne pensate delle parole del regista?

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