I Motel Connection provano a sbarcare il lunario con un videogioco.

di admin

La camiciola rossa, l’occhiale nero e il cappellino di Samuel erano inconfondibili tra mille. Sono arrivati dopo le diciassette, nel backstage del Primo Maggio e con estrema tranquillità hanno chiacchierato prima coi manager e poi hanno rassicurato tutti i giornalisti in fila per un’intervista: "Non vi preoccupate faremo tutto, c’è tempo…"

L’importanza per voi di questo Primo Maggio e l’emozione del palcoscenico?

L’emozione è sempre forte, ma bisogna fare una precisazione, coi Motel Connection quest’anno portiamo una cosa che non si è mai vista: la musica elettronica, la musica della notte, che è la nostra grande fonte di ispirazione. In più siamo felici per l’uscita del nostro primo progetto, il nuovo disco che prevede una serie di coesioni e creatività. Intanto bisogna fare una precisazione, siamo un gruppo che agisce nella notte fonda, amiamo la techno, siamo sj, siamo musicisti. La musica elettronica è la nostra prima fonte d’ispirazione. Non ci sentiamo appartenere al mondo del rock, dei musicistii, degli strumenti. Il Primo Maggio è un’occasione per far conoscere un mondo nuovo a gente che non sa assolutamente di cosa si sta parlando. E’ un mondo in cui non ci sono drogati, è tutto sano.

L’uscita del primo singolo ha qualche novità particolare?

Uscirà con un videogioco che è già ambito da moltissimi portali americani. Uscirà un fumetto con tre puntate e ci sarà una sorta di collaborazione col Politecnico di Torino, con questi ragazzi che si occupano di organizzare reti sistemiche a bassissimo impatto ecologico.

Il nome del vostro ultimo progetto "H.E.R.O.I.N." è un nome che può trarre in inganno…

Il titolo del nostro lavoro è l’acronimo di Human.Environment.Return.Output.Input.Network, si basas su un principio naturale secondo il quale lo scarto di un elemento è fonte vitale per un altro. La fotosintesi clorofilliana ne è un esempio lampante.

Il tema di oggi è il mondo che vorrei…

Il nostro ultimo progetto ha proprio viglia di sottolineare questo atteggiamento che è difficile da capire: se tutti riuscissimo a pensare che in cantina o in soffitta abbiamo cose di cui ci siamo dimenticati e le recuperiamo per riutilizzarle anzichè comprarne una nuova, il tema dell’ambiente prenderà una nuova posizione meno moralista nel nostro cervello, molto meno moralista e più reale.

Ci dici qualcosa sulla tua esibizione con Godano e gli Afterhours?

La più importante è che siamo legati da un gran senso di amicizia. Lo stare insieme sul palco è lo specchio di quello che succede nella vita, per esempio ieri sera eravamo a cena insieme…