Dylan Dog: di tutto un pò sull’indagatore dell’incubo

di Marco Della Corte
Dylan Dog: di tutto un pò sull'indagatore dell'incubo

Era il 1986 quando l’Italia vide la nascita di uno dei più grandi eroi del fumetto nostrano. Un tipo un pò sopra le righe, ex agente di Scotland Yard, che, appeso il distintivo al chiodo, decide di investigare a tempo pieno su casi che la normale polizia no potrebbe mai risolvere da sola. Casi inquietanti, provenienti dall’oscuro regno del sovrannaturale. Di chi stiamo parlando se non del mitico Dylan Dog? Creato da Tiziano Sclavi, le avventure del noto indagatore dell’incubo vengono pubblicate ancora oggi dalla nota casa editrice Sergio Bonelli Editore. Nonostante abbia di recente spento le 30 candeline, la fama del nostro old boy” (così chiamato affettuosamente dall’amico ispettore Bloch) non accenna a diminuire.

Dylan Dog: Mater Dolorosa, un nuovo inizio per l’indagatore dell’incubo

Dopo anni ed anni di pubblicazione, capita che la storia di un personaggio dei fumetti divenga confusionaria ed anacronistica. In questi casi, per svecchiare il tutto e rendere un determinato titolo appetibile anche alle nuove generazioni, molti autori e case editrici usano la tecnica del “reboot”: azzerare tutto (o in parte) il passato e le vicende dei vari personaggi, riproponendoli in una nuova salsa più moderna. E’ un metodo utilizzato anche da case come la DC Comics (Crisi delle Terre Infinite) o la Marvel (Marvel Now o Secret Wars).

Dopo 30 anni di storie ingarbugliate e combattimenti contro demoni e mostri, anche Dylan Dog ha avuto bisogno di un “lifting” globale. L’albo di Mater Dolorosa segna, in tal caso, un nuovo inizio per l’indagatore dell’incubo. In questa avventura vediamo il piccolo Dylan con suo padre Dylan senior e sua madre Morgana, su un galeone (proprio come nel numero 100 “La storia di Dylan Dog”). Il momento è drammatico, in quanto a bordo infuria una grave malattia: la Mater Morbi. La stessa che ha infettato anche Dylan da adulto nella storia apparsa sul numero 280.

Dylan Dog: Il lungo addio, capolavoro del fumetto italiano

Difficile classificare le storie più belle ed emozionanti che hanno avuto come protagonista Dylan Dog, anche perchè si tratta spesso di considerazioni e punti di vista del tutto soggettivi. Sicuramente, alcuni numeri del fumetto hanno fatto la storia, risaltando di più rispetto ad altri albi, per la bellezza e la poesia di cui le vicende sono intrise. Prendiamo ad esempio l’onirica e visionaria storia de Il lungo addio (n. 74) in cui viene raccontata la storia d’amore tra l’indagatore dell’incubo e la bella Marina Kimball. Il racconto è pieno zeppo dell’elemento surreale, che rende forse la storyline un pò caotica, ma allo stesso tempo magica, con tanto di finale commovente.

Dylan Dog: che storia sarebbe senza Groucho?

Le spalle comiche donano un sapore particolare a molte storie. Groucho sta a Dylan Dog, come Pippo a Topolino e Pak a Gatsu. L’assistente di Dylan è un tipo bizzarro e molto spiritoso, fisicamente il ritratto sputato dell’omonimo Groucho Marx. Indimenticabili le sue barzellette e battute di spirito pungenti. Sbagliamo però a credere che il tizio in questione sia uno “scemotto”, capace soltanto di creare battute di spirito. Nel corso degli anni, Groucho si è dimostrato un amico sincero e un degno aiutante per l’indagatore dell’incubo. Più di una volta il baffuto assistente-maggiordomo ha tirato fuori da guai il suo datore di lavoro, come nel primo numero del fumetto, “L’alba dei morti viventi”, in cui Dylan e i suoi amici affrontano gli zombie creati dal perfido Xabaras, nemico e personaggio chiave della vita del protagonista

A voi piace Dylan Dog? Avete mai letto una sua storia?