Cross Productions: Febbre, il libro di Jonathan Bazzi, diventerà un film!

di Alberto Muraro

Cross Productions, la casa di produzione del nostro adorato Skam Italia, ha deciso di mettere mano ad un nuovo ambizioso progetto. Pochissime ore fa, infatti, Cross Prroductions ha annunciato di essersi ufficialmente messa al lavoro per trasformare Febbre, il romanzo d’esordio di Jonathan Bazzi, in un film!

Dopo aver lavorato su un progetto strettamente legato al mondo degli adolescenti, dunque, la casa di produzione ha deciso di buttarsi in qualcosa di nuovo. E, ve lo possiamo garantire, di estremamente emozionante ed interessante.

Febbre di Jonathan Bazzi è un libro magnifico (non è un caso se è fra i papabili del Premio Strega 2020) ed è, di fatto, un’autobiografia dello stesso autore. Jonathan Bazzi, nel libro, racconta la sua difficile storia, con rara onestà e lucidità. E con una scrittura incredibile, coinvolgente, ma anche molto dolorosa.

Febbre di Jonathan Bazzi: ecco la trama del libro

Clicca qui per acquistare il libro di Jonathan Bazzi!

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via. Una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi. Pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio.

 

La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test all’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia. Una storia che nasce nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano). La terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali. Una terra dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano.

 

Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla redestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso.