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Concorso Percy Jackson: Assassinio nel giardino segreto

scritto da admin

Per il Concorso del Meet&Greet di Percy Jackson vi abbiamo chiesto di scrivere un racconto, i post vengono pubblicati e i più beli e votati potranno vincere il Meet&Greet di Martedì 23 Luglio con Logan Lerman e Alexandra Daddario al Giffoni 2013 . Ecco la risposta di Ari97! Se vi piace, condividetela per aiutarla a vincere.
Era la sesta ora di un normale mercoledì all’Isabella d’Este. Almeno lo era stata fino a quel momento…
Mi presento, sono Camilla e quel giorno, a quell’ora, insieme alla mia classe, la 1CU, mi trovavo al piano terra, non lontana dal luogo dove successe ciò che non dimenticherò mai e che ora vi racconterò.
L’ora era, ormai, quasi finita quando sentimmo un grido provenire dal giardinetto dove gli studenti non potevano andare. Da qui erano nate svariate leggende metropolitane, ad esempio che lì ci fosse il fantasma di un professore morto in quella scuola e che perseguitasse professori e alunni;
si sa che alle persone, e in particolare agli studenti annoiati, piace fantasticare inventando storie del genere per spaventare i più piccoli. Detto ciò il grido era stato lanciato da una ragazza di quarta. Ci precipitammo tutti per scoprire cosa fosse successo, mentre la professoressa ci intimava di non muoverci dall’aula, ma noi la ignorammo. La ragazza che aveva gridato era seduta con un’espressione terrorizzata negli occhi. Ci avvicinammo e vicino a lei fra i cespugli giaceva il professore di filosofia, Varani. Federico si avvicinò, con un’espressione disinteressata, al cadavere come se quella scena non lo toccasse minimamente. Innanzitutto ve lo presento brevemente: era un ragazzo molto intelligente ed acuto, spiccava in diverse materie scientifiche e aveva un ottimo intuito, anche se la cosa più fastidiosa di lui è che niente lo poteva toccare. Ritornando al cadavere si avvicinò con noncuranza alla lama conficcata nel cuore della vittima; la stava per estrarre quando, dal niente, spuntò il professore di scienze che gli disse:
– Fermo! Non toccarla!-
Federico si girò e con un freddo sguardo indagatore si rivolse al professore:
-Perché non dovrei farlo?-
-Ehm…perché…io…potresti…si! Potresti contaminare la scena del delitto.-
Dovete sapere che il professore di scienze era una persona estremamente timida, persino con i suoi alunni, una persona sincera e di buon cuore.
Quel cadavere che adesso si parava davanti agli occhi degli studenti, non era la fantasia di qualche alunno annoiato, era reale e tutti ne eravamo terrorizzati.
Improvvisamente la campanella suonò e i professori ci buttarono fuori dalla scuola.
Il giorno seguente, la voce dell’omicidio si era sparsa per tutto l’Istituto e per tutta la città, infatti sui giornali c’erano scritti tutti i particolari.
Durante l’intervallo mi avvicinai a Federico che stava andando in biblioteca per riportare un libro(lui era un appassionato di libri gialli), e gli chiesi:
-Ehi, Fede per caso hai qualche idea su chi possa essere l’assassino? Hai sentito, la polizia ha dichiarato che la lama era addirittura avvelenata! Chissà come avrà sofferto il professore…-
Non mi rispose e mi fece segno di fare silenzio e inizialmente la cosa mi infastidì molto, ma poi mi accorsi che si era fermato e che stava ascoltando due professoresse parlare; erano le professoresse di inglese e di diritto:
– Quel Varani… ha portato sfortuna alla scuola fino alla fine…-
– Già, per colpa sua la scuola avrà una cattiva reputazione, però devo dire che quello che gli è successo gli sta proprio bene!
– Già se lo meritava, pensava di poter fare il capetto con noi solo perché è una persona importante, ha avuto quello che si meritava!-
– Si raccoglie quel che si semina!-
Detto questo le professoresse se ne andarono.
– Avvoltoi…- disse piano Federico.
– è appena morto un loro collega e loro pensano soltanto a quello che ci possono guadagnare, direi che assomigliano vagamente a degli sciacalli.- dissi.
– Non solo loro… se presti attenzione anche gli altri la pensano così, e non solamente i professori, ma anche bidelli e alunni! Detto questo per quanto riguarda il movente potrebbe essere stato chiunque, però…- mi disse Federico.
– Però… sai già chi è l’assassino? Sei un genio!-
– Comprendo che tu col tuo basso quoziente intellettivo consideri me un “genio” ma io, devi sapere, non sono onnipotente!- disse senza alcuna ironia Federico.
– Ah quindi non sai… aspetta, hai detto che sono stupida?!-
– Lascia stare. Comunque ti va di aiutarmi?-
– Cosa devo fare?-
– Per scoprire chi è l’assassino dobbiamo passare per le classi e annotare le persone che sono uscite all’ora del delitto. Di solito per uscire bisogna firmare, quindi prendiamo i nomi di chi non era in classe in quel momento e dei professori che non stavano facendo lezione. Escluderei che sia stato un bidello. Però devo confermare questa mia supposizione, li interrogherò. Ci vediamo vicino al luogo dell’omicidio alla fine del secondo intervallo di domani.-
– Va bene io faccio prime e seconde-
– E io faccio terze e quarte, e mi informo sui professori. –
– E le quinte?-
– Sono andate in gita – concluse Federico che si incamminò verso la sua classe salutandomi con un cenno della mano.
L’indomani, all’ora prestabilita, ci trovammo vicino al luogo del delitto e consegnai a Federico i nomi che avevo raccolto.
– Mentre tu perdevi tempo io ho preso i nomi dei professori che a quell’ora non erano in classe e ho studiato, meglio, la scena del crimine e… ho scoperto che l’assassino è un mancino. Ciò restringe la cerchia dei sospettati.-
– Wow! Come fai però a dire che l’assassino è un mancino?-
– Non ci arrivi da sola?-
– Ehm… si… o forse no. –
– Ovvio! La posizione del coltello… solo un mancino avrebbe posizionato ed impugnato il coltello in quel modo. Dimmi… quanti studenti erano fuori a quell’ora?-
– Per quanto ne so io circa cinque tu quanti ne hai trovati?-
– Sette! Ma nessuno di questi è mancino quindi…. Fra i tuoi quanti sono mancini?-
– Ehm… io… credo solo 3-
– A che piano si trova la loro classe?-
– Terra, primo e secondo.-
– Bene allora tra questi solo uno potrebbe essere l’assassino!-
– Perché?-
– Perché gli altri non sarebbero potuti andare in bagno senza farsi notare dai bidelli, che io ho interrogato.- Disse puntando il dito su di sé, come per vantarsi.
– Geniale…-
– Ora… pensiamo ai professori, solo due di quelli fuori in quel momento sono mancini.-
– Chi sono?-
– Il professore di scienze e il professore di ginnastica.-
– Difficile dire chi sia l’assassino fra i due. Il professore di filosofia odiava entrambi e sono sicura che entrambi lo odiavano, il professore Varani discuteva spesso con il professore di ginnastica e proprio il giorno prima dell’omicidio avevano litigato, io mi sono nascosta e gli ho ascoltati.- gli spiegai.
– Ma a cosa stavi pensando? Quando avevi intenzione di dirmelo?- mi rimproverò.
– Io … aspetta ti racconto: le lezioni erano già cominciate e io stavo correndo per non essere rimproverata dalla professoressa di latino, sai lei…-
– Non perderti in chiacchiere e vai al sodo.- chiarì Federico interrompendomi e facendomi segno con la mano di tagliare corto.
– Ok… beh… stavano discutendo perché Varani l’aveva insultato e il professore di ginnastica ha …-
– Cosa?-
– Beh… l’ha minacciato di morte.- dissi sorprendendomi del fatto che un elemento così importante mi fosse venuto in mente solo in quel momento.
– Posso dirti una cosa?- mi disse Federico, facendomi segno di avvicinarmi.
– Cosa?- dissi io
-Tu- mi disse Federico, puntandomi il dito contro- tu hai la stessa intelligenza di un’ameba-
– Cos’è un ameba?-
– Appunto, comunque, lascia stare. Vai dal professore di ginnastica e chiedigli il suo alibi senza farti, possibilmente, scoprire. – mi disse.
– Ehi! non sono un’idiota – gli dissi io decisa. Ero stanca di farmi prendere in giro da lui.
– Beh su questo non ci giurerei. Ci vediamo all’uscita da scuola e in base a quello che mi dirai, lunedì sapremo chi è l’assassino- concluse lui.
– A più tardi allora!-
Fortunatamente non dovetti cercare il professore per molto perché l’ora seguente dovevamo fare ginnastica. Finita l’ora mi avvicinai al professore e gli chiesi:
– Prof., lei è preoccupato per quello che è successo al prof. Varani? Chi pensa che sia stato l’assassino?-
– Non sono preoccupato Camilla e sinceramente la cosa non mi riguarda e non dovrebbe riguardare neanche te. – disse senza sollevare gli occhi dal registro.
– Ma io ho paura sapendo che fra i professori o fra i miei compagni possa esserci un assassino!- gli dissi fingendomi spaventata.
– Senti Camilla ci penserà la polizia, i ragazzini non si devono impicciare in fatti che non li riguardano.-
– Lei non è preoccupato che sospettino di lei? Dov’era a quell’ora?-
– Perché mai dovrebbero sospettare di me? Comunque io mi trovavo qui a riordinare il materiale.-
– E qualcuno lo può confermare?- Gli chiesi.
– No, Camilla, nessuno lo può confermare- disse sospirando, e così me ne andai, ma prima lui mi fece un cenno e disse:
– Comunque devi ancora imparare molto, io sono nato prima di te e conosco il mondo molto di più – Mi aveva scoperto… Federico si sarebbe arrabbiato…
All’uscita da scuola mi stava aspettando seduto sul muretto a leggere, non mi salutò nemmeno ma aspettò che fossi io a parlare, e gli raccontai tutto, non sollevò nemmeno lo sguardo dal libro ma annuì, prese il libro e lo zaino e se ne andò. Anche io sapevo chi era l’assassino, ovvio il professore di ginnastica solo uno sciocco non ci sarebbe arrivato, anche perché il professore di scienze era una persona troppo buona e altruista, si dispiaceva, addirittura quando metteva brutti voti.
Lunedì, all’intervallo, Federico si diresse verso il giardino, ignorando i commenti dei professori che gli intimavano di andarsene. Arrivato vicino al luogo del delitto notò che vi era la polizia e disse:
– Io so chi e l’assassino!-
Si misero tutti a ridere dicendo:
– Che vuoi che ne sappia un ragazzino.-
– Riunite tutti i professori qui e sarà lo stesso assassino a confessare.-
Nonostante tutto la polizia, sia per divertimento, sia per mancanza di indizi, riunì tutti i professori, io raggiunsi Federico e gli sussurrai:
– Cosa vuoi fare?- ma non ricevetti alcuna risposta
– Allora…- iniziò – prima di tutto, Camilla mi sai dire come era l’orologio del professore Varani?-
– Se non ricordo male c’era un ciondolo attaccato.-
– Già e il colpevole ha una ferita sulla mano, anzi probabilmente i suoi guanti sono strappati perché primo portava i guanti,difatti sulla lama non vi sono impronte, e secondo per trascinare il cadavere nei cespugli si sono strappati e il ciondolo si sarà staccato.- disse.- e scommetto che sarà nel suo soprabito vero?- affermò, puntando il dito fra la folla – l’assassino è lei professore di scienze!- concluse.
– No, io… ma cosa dici? Che prove hai?-
– Primo: la lama era avvelenata, no? Lei mi ha fermato prima che la toccassi, solo l’assassino poteva saperlo! Secondo perché non svuota le tasche? Secondo me perché contengono il ciondolino del prof. Varani. E per ultimo perché non ci mostra i suoi guanti, se non è lei l’assassino saranno normali, no?-
Il professore si guardò intorno e disse: -Inutile negare- lanciò un lungo sospiro -sono stato io.-
A questo punto tutta la folla iniziò ad agitarsi e a bisbigliare, erano tutti scioccati e sorpresi, non che la morte del professore Varani li avesse minimamente colpiti, semplicemente perché non credevano che una persona come il professore di scienze, così buono e adorato dai suoi alunni,avesse commesso un omicidio.
– Bene, il movente è….- Federico stava per concludere la frase quando il professore di scienze si intromise:
– Aspetta! Lascia che sia io a spiegare, forse i miei alunni e i miei colleghi capiranno- Federico fece un gesto con la mano e si ritirò dalla scena.
– Varani mi aveva detto che sarebbe riuscito a farmi licenziare, che non avrei mai più visto una scuola in vita mia e che nessuno mi avrebbe più assunto. Non potevo rinunciare a questo lavoro, anzi non posso, ci tengo troppo ai miei alunni, mi piace vederli crescere e sapere che per far sbocciare quei fiori che poi diventeranno, è servito anche il mio aiuto, io amo questo lavoro, adoro chiacchierare con i miei colleghi che raccontano le loro avventure in classe, adoro ascoltare ed insegnare ai miei alunni. Io amo questo lavoro e non potevo permettere che qualcuno me lo sottraesse. Così ho invitato Varani a parlare con me in questo giardino e l’ho ucciso. Lui diceva che non gli importava degli alunni e che faceva quel lavoro solo per divertirsi e che la cosa divertente era bocciarli e farli star male, non era una brava persona, e io sono esploso. So che niente può giustificare un omicidio ma so anche che voi mi capirete. –
-Adesso…- disse il professore di scienze rivolgendosi alla polizia -adesso è davvero finita potete arrestarmi ma prima…. Complimenti Federico sono felice che tu sia riuscito a scoprire che sono io l’assassino perché il senso di colpa mi stava divorando.-
Mentre passava tutti gli alunni lo salutavano ammirati, non esiste un buon motivo per porre fine a una vita però il suo motivo si avvicinava parecchio al concetto di “Giusto”.
Due giorni dopo sul giornale uscì la notizia della morte del professore di scienze, molte persone piansero, perché anche se aveva commesso un omicidio era ammirato da tutti per la tenacia con cui aveva protetto la sua felicità e i suoi studenti.
-Si è suicidato scrivendo col proprio sangue sul muro della prigione “VIVERE” un po’ irrisorio per una persona che ha intenzione di suicidarsi- disse Federico sorridendo.
-Dici che è un omicidio?- gli chiesi interessata.
-No, indubbiamente si è suicidato, credo che per una persona sensibile come lui portare sulla coscienza un tale peso l’avrebbe fatto morire comunque, ha posto fine alle sue sofferenze uccidendosi e “VIVERE” è un messaggio che ha lasciato a noi, credo voglia significare che dobbiamo continuare a camminare senza mai fermarci, e che se anche cadiamo dobbiamo rialzarci perché nessuno può ostacolare i nostri obbiettivi. Credo che in una parola abbia esposto la sua filosofia di vita e il motivo dell’omicidio.-
– Lo credo anche io-
Detto questo seguimmo il suggerimento del nostro professore e continuammo a vivere ricordando però quello che era successo, per sempre.