Amen e così sia…

di admin

«Oggi non ne ho voglia. Amen». Si sente volare sopra i tetti il tuono di una generazione che ne ha di cose da dire: e così sia nei secoli dei secoli. Volano i dischi dalle finestre delle case e volano le canzoni e vola la crisi delle case discografiche, che non vendono più un disco neanche se piangono.

Ma miracolosamente il dio muto della musica continua a far arrivare le canzoni dei Baustelle: amen. La copertina del nuovo album  – Amen – è un occhio celeste e chi conosce i Baustelle non farà fatica a voler pensare che quello è un occhio di Rachele, unica presenza femminile del gruppo.
E le domande non fioccano facilmente, non si arriva per cause di forza maggiore nemmeno a parlare del disco. Il tempo è poco e le cose importanti da chiedere troppe. E allora ci si lancia come romantici e ‘marzulliani’ donchisciotte al cuore dei problemi che più premono. E la musica passa in secondo piano.

Intervista realizzata da Pillbox

Pill Box: La guerra è finita*  per i Baustelle?
Francesco Bianconi (voce dei Baustelle): La guerra non è finita. Per chi fa questo mestiere la sfida è una costante. Si deve sempre ricercare nuove idee, nuove proposte, nuove soluzioni. La musica è sperimentazione. Non è bello riproporre al proprio pubblico sempre la stessa cosa solo perché funziona da un punto di vista commerciale.

PB: Perché ce l’avete tanto con la Chiesa Cattolica?
FB: L’avversione nasce quando si pensa alla chiesa cattolica come a un’istituzione politica. La chiesa dovrebbe curarsi di anime e non di politica. Gesù Cristo non consiglierebbe i parlamentari sulle politiche da adottare.
(Il consiglio di una persona per bene come Gesù Cristo potrebbe comunque dare una mano, soprattutto con la densità di pirla che oggigiorno affolla il parlamento italiano, ndr)

PB: In che cosa non credi e che cosa cerchi?
FB: Non credo in Dio e lo cerco.

PB: Nel nuovo album, Amen, una canzone recita che Il Liberismo ha i Giorni Contati.
FB: Naturalmente si tratta di una provocazione. Il liberismo non ha i giorni contati. In questa canzone ho immaginato una coetanea che deve fare i conti con le brutture e le deformazioni di questo sistema-mercato che controlla tutte le sfere della nostra vita, compresa la sfera emotiva. Oggi in Italia, a differenza di quello che accadeva negli anni ’60 e ’70, la gente non scende più in piazza, non ha più voglia di ribellarsi. Così accade alla protagonista di questa canzone che sogna di trovare delle crepe nelle trame che costituiscono la struttura del liberismo.

PB: Sputi sul mercato e ci stai dentro?
(l’album è prodotto dalla Warner, editore multinazionale e campione del liberismo, ndr)
FB: Non si può resistere al mercato. O sovverti il sistema con le armi, e non è mia intenzione, oppure ci stai dentro e cerchi di fare la rivoluzione dall’interno mandando dei messaggi devianti. (Comodo, ma ragionevole, ndr)

PB: Come vive la quotidianità una rock band?
FB: Durante la promozione per un nuovo album si vive molto impegnati. Dopo arriva il tempo del tour in cui si è sempre in viaggio. Quando però finisce tutto questo sei una pedina nel vuoto e si tende a scrivere canzoni e a fare un altro lavoro.

Sembra che la vita d’artista non sia facile neanche se sei lanciato da una major. Siamo ahimè una generazione di precari. Amen. Pur se l’ambiente è ostile si deve continuare a vivere e a lottare. Amen. E chi può cerchi di non scaricare l’album ma se lo compri. E così sia.

*(titolo della seconda traccia del precedente album dei Baustelle, La Malavita, ndr)

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