Lady Gaga – Chromatica: la recensione di Ginger Generation!

di Alberto Muraro
lady gaga cover

Bene atterrati sul pianeta Chromatica! Fatto buon viaggio? Sì, lo sappiamo, è stato un volo pieno di turbolenze. Ma se siamo arrivati qui vogliamo dire che ci siamo giunti sani e salvi! Esce oggi, 29 maggio, in tutte le piattaforme di streaming e negli online store il sesto disco di Stefani Germanotta alias Lady Gaga.

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Un album attesissimo dai little monters di tutto il mondo, particolarmente da quelli che sono a digiuno di hit electropop di Gaga fin dal 2013. Sono infatti passati ben 7 anni dall’ultimo progetto disco-friendly (o friendly e basta?) di Lady Gaga. E di cose, pandemie a parte, ne sono successe.

lady gaga chromatica

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Prima la sorpresa del country folk di Joanne, poi l’Oscar (stra meritato) per Shallow e la straordinaria colonna sonora di A Star is Born. Lady Gaga l’aveva promesso: con Chromatica ci avrebbe fatto ballare. E così è stato.

Chromatica di Lady Gaga: ecco la nostra recensione

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Chromatica (oltre ad essere perfettamente in linea con l’estetica Ginger) è soprattutto un disco “fan service”. I little monsters più incalliti, quelli che a Gaga hanno sempre chiesto solo dance e storto il naso con le ballad, sono state accontentati.

Non c’è spazio per la noia, in Chromatica, non c’è la possibiltà di sedersi. “This is the dancefloor I fought for” canta Gaga nell’inno Free Woman, più una dichiarazione di intenti che una vera canzone.

Il pregio più grande dell’album è proprio la sua estrema leggerezza, uno spirito di condivisione e spensieratezza di cui sentiamo disperatamente il bisogno in questo periodo. Su Chromatica è tutto rosa shocking, glitterato, è proprio un altro universo, un’isola felice in un mare di oscurità.

Lo stesso identico canovaccio si ripete per il singolo di lancio Stupid Love (forse la canzone più trascinante di tutte), per Rain on me con Ariana Grande e con Sour Candy feat. Blackpink, un chiaro omaggio all’house anni ’90. E si ripete identico anche per tutte le altre canzoni, con qualche guizzo creativo (il drop di Sine from Above con Elton John, forse il pezzo migliore di tutti).

Quello di cui più si sente la mancanza, in Chromatica, è un vero e proprio messaggio. un motivo di esistere. Nel capolavoro Born this way era il tema dell’uguaglianza, in Artpop era il pop come forma d’arte, in Monster era il mostro della fama. E qui, invece? Qui non c’è niente di tutto questo.

Chromatica rimarrà dunque il capitolo di Lady Gaga più allegro ma di certo il meno profondo. Un prodotto fatto e finito per discoteche e serate a tema. Un difetto? No di certo, perlomeno per i fan più fedeli. Ma per quanto riguarda il pubblico mainstream?

 

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