Cinema e teatri chiusi: la grande contraddizione del nuovo DPCM

di Federica Marcucci

Da un paio di giorni i cinema e i teatri sono di nuovo chiusi, tuttavia i mezzi pubblici che ogni mattina portano i ragazzi a scuola continuano a essere stipati. C’è qualcosa che non va? Crediamo fermamente di sì.

Noi la risposta non ce l’abbiamo, vogliamo però lanciare una provocazione. Uno spunto di riflessione in un momento in cui le cose sono tornate a essere confuse, forse più di prima.

Quello che ci domandiamo è questo: è giusto che in un paese come il nostro, culla di bellezze culturali che il mondo ci invidia, stia pagando il prezzo più alto proprio la cultura? Perché?

Secondo un’indagine effettuata dall’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) emerge che “Su 350mila spettatori in quasi 3mila spettacoli nel periodo che va dal 15 giugno […] ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid-19, sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali.”

Certo, se la gente va al cinema o a teatro si muove, incontra altra gente. Di questo ce ne rendiamo conto, e possiamo immaginare che tutto possa essere complicato da gestire. Così come capiamo il desiderio di poter ridare ai ragazzi un anno scolastico “normale”, tra amicizie, didattica, soddisfazioni e sì, qualche interrogazione andata male. Perché sì, ci sta anche quello.

I fatti però parlano d’altro. I fatti parlano di scuole non ancora attrezzate, di mezzi pubblici stipati di persone tra ragazzi e pendolari. Allora perché chiudere i cinema e i teatri? Forse gli unici posti al mondo in cui poter chiudere la realtà fuori. Almeno per un po’. Soprattutto perché tanti professionisti al cinema e a teatro ci lavorano.

Dunque perché i musicisti e i proprietari dei cinema no e le grandi produzioni televisive sì?

Quali interessi o errori ci sono dietro queste scelte?

Non ci aspettiamo una risposta, ma ci auguriamo che nessuno dimentichi nessuno. Qualunque professione svolga. Tra questi anche coloro di cui è facile ricordarsi quando va tutto bene e quando l’Italia vuole mostrarsi bella agli occhi del mondo. Gli stessi lavoratori dello spettacolo che in queste ore hanno gravemente affermato “siamo acqua”.

Possiamo solo sperare di poter tornare a emozionarci presto davanti alla luce del proiettore o a un concerto. Nel frattempo ci auguriamo che la rabbia e la tristezza di alcuni smettano di trasformarsi in atti violenza perché è il contrario di qualunque forma di bellezza, non una soluzione. Non lo sarà mai.

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