Baby 3: la recensione dell’ultima parte della serie Netflix

di Federica Marcucci
baby 3

Sono passati due anni dalla scommessa fatta da Netflix e Fabula Pictures che insieme hanno deciso di creare Baby: la prima serie tv italiana prodotta dal colosso dello streaming. Scritta dal collettivo Grams e liberamente ispirata al fatto di cronaca delle “baby squillo dei Parioli”, la serie quest’anno volge al termine.

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Nessuna cancellazione: Baby 3 è la conclusione naturale di una storia che già inizialmente era stata pensata in questo modo. E va bene così.

Anzi, forse 3 stagioni sono state anche troppe per arrivare al punto a cui Baby 3 approda. Come forse ricorderete, l’anno scorso avevamo criticato la mancanza di azione della seconda stagione che aveva una risoluzione solo negli episodi conclusivi. Insomma, come se fosse tutto orchestrato per allungare il proverbiale brodo.

baby 3

Non possiamo dire la stessa cosa di Baby 3 in cui di cose ne succedono, c’è ritmo e gli attori davvero molto bravi. Pare che questa serie che non ci ha mai convinto fino in fondo abbia raggiunto una sorta di maturità proprio alle ultime battute.

Stile più definito, dialoghi più credibili (il “Quanto c***o sono British? della seconda stagione è stato il momento più cringe di tutta la serie) ma soprattutto un messaggio.

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In Baby 3 i personaggi arrivano a una risoluzione

Abbiamo sempre criticato a Baby di proporre una storia di giovani per i giovani in cui veniva sollevato più di un problema – l’alienazione, il disagio, la corruzione della società, il sentirsi sentirsi, senza mai proporre un atteggiamento attivo dei protagonisti nei confronti degli stessi problemi.

Perché è ovvio che da ragazzi si fanno tantissimi errori e sentisi persi poi fa parte della natura umana… ma i personaggi di Baby non facevano proprio nulla per provare a migliorare se stessi o gli altri.

In Baby 3 i personaggi arrivano invece a risoluzione. Un qualcosa che sì, a tratti può essere buonista magari ma allo stesso tempo è anche il messaggio di speranza che volevamo vedere.

Chiara, Ludovica, Damiano, Niccolò e tutti gli altri si rendono conto di aver sbagliato e si prendono le loro responsabilità. Affrontano ogni conseguenza possibile con coraggio: che si tratti di lasciare l’Italia, come Ludovica, o vivere in casa famiglia come Chiara.

Cosa resta? Sicuramente maggiore consapevolezza e maturità.

Ragazzi che ce la fanno da soli

Anche in Baby 3 vediamo un mondo in cui i ragazzi non possono far riferimento sugli adulti. Forse per questo si mettono in strane situazioni, sempre alla ricerca di un rapporto più umano.

In questa conclusione una bella risoluzione c’è. A modo loro gli adulti “pagano” le loro mancanze o comunque si fanno perdonare. Pensiamo al rapporto tra Monica e Damiano, ma anche a quello tra Ludovica e sua madre Simonetta che alla fine paga con il carcere l’immaturità dimostrata nel ruolo di genitore.

baby 3

I ragazzi quindi non sono più soli, ma ce la fanno autonomamente senza farsi più del male a vicenda. Il sentimento sincero di amicizia che li lega è una delle loro armi più potenti, e di certo il messaggio più bello di questo finale.

Avete già guardato Baby 3, che cosa ne pensate?

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