Amare studiare: missione possibile?

di admin

Si sono tenuti la scorsa settimana due importanti appuntamenti per i giovani universitari. Domenica 15 marzo si è conclusa la prima edizione della Settimana dell’Università della FUCI, Federazione Universitaria Cattolica Italiana, organizzata in più di trenta atenei italiani sul tema “Amare studiare”.
 
Dal 12 al 15 marzo si è tenuto invece a Roma il Giubileo Paolino degli Universitari, Forum Internazionale delle Università, sul tema "Vangelo e cultura per un nuovo umanesimo", organizzato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica, dal Pontificio Consiglio della Cultura, dall’Ufficio per la Pastorale Universitaria del Vicariato di Roma in collaborazione con enti politici tra cui il Ministero dell’Istruzione.
 
"Amare studiare", la Settimana dell’Università della FUCI
Ogni gruppo FUCI ha organizzato presso la propria sede conferenze, concerti, presentazioni di libri, mostre fotografiche, cineforum. A Vicenza si è parlato ad esempio di Aldo Moro, a Piacenza di crisi economica, a Rimini di immigrazione, a Messina di legalità, a Trento infine di sofferenza, con la testimonianza di un malato di SLA, Piergiorgio Cattanicenza. Straordinaria infine la presenza del Ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove il 10 marzo ha risposto alle domande degli studenti.
 
 
Amare studiare: è possibile?
In occasione di questo evento, la FUCI ha divulgato il proprio “Manifesto per l’Università”. Ve ne proponiamo alcune righe, per poi chiedervi: è possibile amare studiare? Voi amate ciò che studiate? Commentate!
 
"In una parola all’Università si impara ad amare studiare. Un tale amore, però, per noi non nasce né trae alimento da uno sterile desiderio di promozione delle proprie conoscenze in astratto. La sua origine è altrove. Amiamo studiare, perché amiamo vivere. Amiamo studiare, per amare meglio la vita. Colui che infatti pensa fino in fondo la verità della vita, personale e collettiva, non potrà non provare tenerezza e affetto per essa (…).
 
Cogliere la bellezza della vita significa coglierne anche la precarietà, il bisogno di un accompagnamento pensoso e riflessivo del suo sviluppo. Pensando la vita, la si ama. (…) Da qui sorge la meravigliosa esperienza del pensiero, il cui esercizio, in nome di un basilare amore per il vivere dell’uomo, caratterizza l’Università.
 
La ricerca, che sorregge l’essere stesso dell’Università, asseconda il desiderio di sempre maggiore competenza dell’umano che siamo, il sogno di una cultura, di un progresso tecnologico e di una prassi politica sempre più in grado di prendersi cura della nostra umanità, sostenendola e difendendola  da tutto ciò che invece ne rappresenta un’opacizzazione e un decremento. (…) Ecco perché si deve favorire, promuovere ed incentivare la vita dell’Università. Ecco perché si deve e si può amare studiare."
 
 
Per informazioni:
 
Il Forum Internazionale delle Università
Ha fatto invece da filo conduttore al forum, organizzato proprio nell’anno giubilare dedicato a S. Paolo, la frase della Bibbia "Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annuncio" (Atti 17, 23). L’evento ha riscosso un grande successo, con oltre settecento partecipanti provenienti da sessantacinque Paesi e circa novanta interventi. Vi proponiamo alcune brevissime riflessioni dei docenti partecipanti.
 
Riflettiamo sull’Università
Non è vero “che i giovani amino volare basso”, al contrario “i giovani cercano il ‘senso’ della loro vita, a cominciare dai banchi di scuola. Il successo delle Giornate Mondiali della Gioventù è la testimonianza del fatto che le nuove generazioni desiderano ardentemente incontrare certi valori”.
Per questo motivo “l’università può avere un ruolo determinante e positivo, e soprattutto i docenti cattolici che vi operano devono produrre valori e comunicare la propria stima ai giovani, aiutandoli a trovare un percorso ricco di speranza per il proprio avvenire.” – Professor Alberto Gambino, ordinario della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma.
 
E’ vero che la scienza utilizza un metodo per analizzare solamente cose accessibili ad uno studio empirico”, ma esiste “l’autore di tutte le cose intellegibili che sono scritte nella natura e nelle azioni.” – Michael Novak, dell’American Enterprise Institute for Public Policy Research di Washington (USA).
 
L’università va "intesa come comunità di insegnati e studenti deve assumersi la responsabilità di arrivare non solo ad ottenere nuove conoscenze, ma distinguere se queste conoscenze verranno utilizzate per il bene o per il male. – Professor Alexander Studenikin, Università Statale di Mosca.

Un compito per gli universitari: la carità intellettuale

Il giubileo si è concluso con una Messa solenne celebrata nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura durante la quale gli universitari hanno professato la loro fede davanti alla tomba dell’apostolo.
 
Il card. Grocholewski, che l’ha presieduta, ha detto: "Grazie a questo Giubileo, abbiamo una nuova beatitudine. Beati gli operatori di cultura, perchè saranno cercati e e benedetti da coloro che desiderano costruire un mondo migliore. Infatti, il messaggio di gioia di questo Giubileo non termina oggi, ma deve essere portato e vissuto da tutti nelle vostre università, che spesso vivono il contrasto, da una parte, di portare avanti interessi materiali e, dall’altra, di favorire la diffusione di una cultura che vada al di là del semplice nozionismo."
 
Anche monsignor Lorenzo Leuzzi, Direttore dell’Ufficio per la pastorale Universitaria del Vicariato di Roma, ha affidato agli universitari un compito: l’esercizio della “carità intellettuale”.
Sostegno all’Università dal Papa
Dopo la Celebrazione, gli oltre duemila universitari presenti in Basilica hanno ascoltato le parole del Papa all’Angelus, durante il quale Benedetto XVI ha auspicato che ogni Chiesa particolare attivi un’organica pastorale universitaria “decisiva per la formazione delle nuove generazioni e lo sviluppo di un nuovo rapporto Vangelo-storia che è il cuore della nuova evangelizzazione”.
 
Proprio al Papa i partecipanti hanno consegnato un documento finale nel quale ribadiscono il loro desiderio di "impegnarci a testimoniare la fecondità storica del Vangelo, consapevoli che l’attuale situazione socio-culturale sollecita i credenti ad esercitare con coraggio e creatività quella singolare esperienza che è la carità intellettuale".
 
Per informazioni:
 
 

Articoli Correlati