Il collegio: Recensione del nuovo realityshow di RAI 2

di Claudia Lisa Moeller

Il collegio va in onda su RAI 2 ogni lunedì, alle 21.20. Questo è un reality che seguirebbe le vicende di un gruppo di adolescenti del 2000 dall’età compresa dai 13 ai 17 anni che devono vivere secondo le regole dei primi anni ’60.

Il primo episodio de Il collegio si apriva con un simil generale dal nome Signor Sorvegliante che imponeva di sputare la cicca ai ragazzi. Ora non so chi a scuola parla con la gomma in bocca, ma nemmeno nel 2000 è considerato elegante o rispettoso masticare una gomma in classe. O anche il fatto che alcuni ragazzi e ragazze parlano in dialetto o simil e, ovviamente, vengano incentivati a parlare italiano e senza troppe espressioni dialettali in un ambiente come la scuola. O anche la normale regola di far rispondere chi deve rispondere al professore, mi paiono tutti comportamenti della più minima e buona educazione.

L’intento del progetto di insegnare ai giovani che l’umanità è vissuta a lungo senza Internet, smartphones si mischia con altre pretese autoritarie. Il progetto vintage vorrebbe insegnare come fosse la vita con l’inchiostro, le trecce lunghe, la divisa da marinara. I giovani non sanno più cosa sia il rispetto. Insegniamoglielo! Così i bidelli/custodi de Il collegio sono gran parte in video e sgridano i ragazzi per ogni azione “ribelle”. Come quanto successo con la toelettatura delle fanciulle. Un conto è dire che devono essere pettinate e a posto le ragazze (e i ragazzi), ma imporre orribili (e dolorose) trecce è veramente oltremodo crudele. Tanto più non credo proprio che negli anni ’60 girare senza trecce fosse reato. Anche perché allora non ho capito perché non hanno pelato i ragazzi o tolto la lacca a Mr Ciuffo. Questo è solo uno degli atteggiamenti sessisti e maschilisti del programma.

Finalmente siamo arrivati all’istruzione. Gran parte della prima puntata aveva solo visto la vita di collegio e nulla della presunta educazione anni ’60. La prima lezione d’italiano, per ragazzi alcuni liceali, consisteva in un dettato… Va bene prova d’ingresso, ma al liceo non dovresti più essere valutato su un temino… Anzi se qualcuno è in età liceale, e magari frequenta il classico, andrebbe anche testato su greco e latino. Le età così diverse non favoriscono e non permettono la creazione di una vera e proprio classe. In quale istituto superiore si fa ancora il dettato?

Le prove d’ingresso, da quello che ho visto, sono tutte riferite alla preparazione delle elementari. Inoltre mi chiedo come faranno in Scienze i ragazzi! Se l’educazione è quella che ricevevi all’inizio degli anni ’60, cosa impareranno i ragazzi che non sia vecchio e stantio? Nemmeno potranno leggere sui loro libri del primo trapianto di cuore (1967), tutte le scoperte fatte sul DNA (scoperto solo nel 1953). E non mi avventuro nemmeno in Storia quale possa mai essere il programma.

Infine quale è il valore di sottolineare i peggiori ragazzi della classe? Se un ragazzo ha difficoltà, va aiutato e non certamente messo alla berlina.

Anche a livello privato le età diverse sono un problema. Infatti uno studente, candidamente, ammette che ci sono anche belle fanciulle nello show, ma essendo lui il più grande non se la sentiva di approcciare le più piccole. Se hai 17 anni, si spera che non corteggi una di 13 o anche più piccola. Di nuovo perché si sono messi insieme ragazzi di età così diverse e di conseguenza anche con stimoli diversi?

Siamo sicuramente figli viziatissimi, ma non comprendo ancora come una educazione di oltre cinquant’anni fa dovrebbe essere utile ai giovani e come le loro lacrime d’isterismo siano degne di interesse. Tra l’altro riprendere le telefonate lacrimanti dei collegiali a casa che interesse ha? Chiunque sia stato lontano da casa per tanto tempo e per la prima volta crolla. A scuola natura, d’estate in campeggio o all’estero per migliorare la lingua. Quando andai da sola in collegio in Irlanda, in una delle più lunghe e vuote domeniche della mia giovane vita, fui l’animo più inconsolabile della terra. In confronto a me Leopardi era Bob Sinclair. Quindi non è né sorprendente, né strano che piangano dei ragazzini lontani da casa. Di nuovo viene il sospetto che questo sia l’ennesimo show pensato per un pubblico over 50 che rimpiange il bel tempo che fu.

Cosa pensiamo de Il collegio? Partiremo dalla loro prima frase della prima puntata:

Con queste parole veniva presentato Il collegio:

Faranno propri i valori degli anni ’60.

Perché qualcuno dovrebbe fare propri i valori di un tempo che non c’è più e che non rimpiangiamo. Sicuramente il ’68 è un momento storico molto discusso, ma su alcuni punti ci troviamo d’accordo. Non tutto ciò che seguì da quel movimento fu ed è negativo. Come il fatto che una donna sia solo una “buona mamma”. Anzi trovo un pessimo segnale che la RAI incentivi e mandi in onda ragazze che devono imparare a mettere pannolini. I maschi ovviamente, nel frattempo, imparavano a riparare antine. La parità dei generi non mi sembra un messaggio sbagliato del ’68. Perché una TV nazionale vuole, invece, suggerire che sia cosa giusta e buona che le ragazze sappiano cambiare i pannolini e i maschi no?

Per il prossimo show della RAI ho un consiglio. Perché non mettere in mostra la sana e vigorosa educazione degli anni ’30? In fondo anche lì c’erano grandi valori degni dei nostri nonni. D’altronde se dare l’olio di ricino, o pardon: l’olio ricostituente, è già prassi ne Il collegio

E tu cosa ne pensi de Il collegio?

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