Soul: il talento e il senso della vita – la recensione del film Pixar

di Federica Marcucci

Che cosa rende la vita degna di essere vissuta? E come facciamo a capire qual è il nostro vero scopo?

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Soul, ultimo film Disney Pixar, non pretende di dare risposte a quesiti fondamentali come questi, quando piuttosto ci accompagna per mano in un viaggio in cui ognuno di noi potrà riflettere sulla propria vita.

Diretto da Pete Docter (Up, Inside Out) Soul è disponibile su Disney+ dal 25 dicembre.

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Da New York, all’Antemondo passando per l’Altromondo

Come abbiamo accennato Soul è un viaggio. Protagonista è Joe Gardner, insegnante di musica delle medie che da sempre sogna di sfondare come pianista jazz. Ma quando l’occasione della vita è a portata di mano il destino decide che per lui potrebbe essere finita lì.

L’anima di Joe, deciso a fare di tutto per non andare all’Altromondo, si perde anche se lui è disposto a tutto per tornare a New York, alla sua vecchia vita. Si ritroverà così a vivere un’avventura incredibile a fianco di 22, un’anima dell’Antemondo che ha paura di iniziare a vivere. Questa esperienza gli farà cambiare punto di vista, su se stesso e sulla vita.

LEGGI ANCHE: Soul il significato del film Pixar e la spiegazione del finale

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Le cose per cui vale la pena vivere

Alla fine di Manhattan Woody Allen faceva un elenco delle cose per cui vale la pena vivere: un dettaglio che, un po’ per la musica un po’ per l’ambientazione, ricorda da vicino la manciata di piccoli oggetti che Joe si ritrova in tasca nella seconda parte del film. Cose comuni, ma così cariche di poesia da essere sufficienti a far sparire la paura nella piccola anima 22.

Così un rocchetto, una ciambella, un pezzo di pizza, il seme di una foglia diventano la metafora di quella bellezza che, molto spesso, è a solo un passo da noi ma di cui non ci accorgiamo perché siamo troppo presi a pensare a quello che non va, a quello ci manca. In poche parole: siamo troppo presi da noi stessi.

Un egoismo che ci porta a farci perdere attimi di vita con noi stessi e con gli altri, magari rovinando quello che di bello abbiamo realizzato per il semplice fatto che non ce ne rendiamo conto.

Non è un caso che il momento di Soul in cui Joe raggiunge finalmente il suo sogno di sognare nel locale più importante della città, è anche il suo massimo momento di egoismo. Un’esperienza che aveva talmente caricato di aspettative da lasciarlo vuoto perché non era stato in grado di gioire di quello che aveva raggiunto al momento giusto.

Conosco una storia che parla di un pesce che va da un pesce anziano e gli dice:

“Sto cercando quella cosa che tutti chiamano oceano.”

“L’oceano” – risponde il pesce più vecchio – “è quello in cui nuoti adesso.”

“Questo?” – dice il giovane pesce – “questa è acqua. Io invece cerco l’oceano.”

Soul ci insegna dunque che non è mai troppo tardi per aprire gli occhi e per apprezzare la vita, magari semplicemente cambiando punto di vista. Un finale estremamente possibilista e positivo, viste le tematiche tirate in ballo dal film, ma che funziona come punto di partenza per riflettere sul nostro quotidiano.

Che cosa ne pensate di Soul, vi è piaciuto il nuovo film Pixar?

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