Musica giapponese: conosciamo il Jpop e il Jrock

di Francesca Parravicini

Si dice spesso che il Giappone sia un paese dalle molteplici influenze, tra tradizioni millenarie piene di fascino e delicatezza ed una modernità, quasi futuristica, che lo proietta in una dimensione avveniristica. Questo vale anche per il panorama musicale, estremamente variegato e difficilmente catalogabile, in cui si possono annoverare artisti straordinari, in grado di produrre sonorità (e look) inediti e originali. Scopriamo insieme origini e protagonisti del Jpop e del Jrock.

Un po’ di storia

Il Giappone è stato, fino alla prima metà del 1800, un paese chiuso nei propri confini, isolato e geloso delle proprie usanze. La musica classica, comprendeva molti generi e veniva eseguita alla corte imperiale o durante spettacoli teatrali, nelle raffinate rappresentazioni del teatro Noh e nel Bunraku, spettacolo di marionette molto popolare o da monaci per chiedere l’elemosina; la musica folclorica, accompagnata da strumenti particolari, come lo shamisen, un tipo di liuto o lo shakuhachi, un flauto, era eseguita in diverse occasioni, dai matrimoni ai funerali, e specialmente in canzoni per i bambini. Alla seconda metà del 1800, durante la restaurazione Meiji, un burocrate, Izawa Shuji, diffonde e crea melodie di stampo occidentale. Nasce dunque una commistione tra melodie popolari giapponesi e canzoni tipiche occidentali, come ballate e marce militari. La musica occidentalizzata prende il nome di Kayokyoku e vede il primo esempio nel 1914, con il brano Kachusha no uta, composto da Nakayama Shimpei e ispirato al romanzo Resurrezione di Lev Tolstoj. A partire dagli anni 50′ si diffondono suoni tipici dell’area latino-americana e ovviamente il rock di Beatles e Rolling Stones, che insieme alla nascita del karaoke fanno si che il pop giapponese nasca e viva ancora oggi.

Jpop

Il Jpop è un’etichetta piuttosto ampia, che comprende diversi generi, come la dance, la R’n’B, il pop-rock, il soul. Certamente è il genere più ascoltato e commercialmente appetibile, ma è soprattutto parte vivissima della cultura moderna giapponese: i brani vengono in molti casi utilizzati come sigle di apertura o chiusura di anime (cartoni animati), che spesso sono veri e propri videoclip o come colonne musicali di videogiochi. Se poi il cantante è emergente, ciò è una garanzia di successo e di maggiore popolarità. Le cantanti più famose sono quattro donne considerate le regine del Jpop: Utada Hikaru, Ayumi Hamasaki, Koda Kumi e Namie Amuro. Vere e proprie star, che stupiscono per il loro stile camaleontico e accattivante.

Jrock

Questo genere prende ispirazione dai gruppi rock degli anni 70′, connotandosi di caratteristiche nuove. In questa fusione di diverse influenze nasce agli inizi degli anni 80′ il Visual Key, una corrente che pone un forte accento sul look, scenografico e androgino, ispirato allo stile delle bande punk e glam rock e sulle esibizioni, in cui si cerca la spettacolarità e la raffinatezza; i gruppi storici sono X JAPAN, Malice Mizer e Buck Tick che hanno ispirato band come Tokio Hotel, Cinema Bizzarre e dARI. Agli inizi degli anni 90′ vede una fase decrescente, dovuta all’esplosione della dance, ma si ripresenta alla fine, portando alla ribalta gruppi come L’Arc en Ciel, High and Mighty color, Orange Range e Beat Crusaders, che si distinguono per i suoni energici e veloci. Non mancano interpreti femminili molto originali come Olivia Lufkin, poliedrica e creativa, Anna Tsuchiya, il cui sound si ispira a quello delle rocker occidentali e Nana Kitade, giovanissima, dallo stile gothic.

Guarda il video di Ayumi Hamasaki: Glitter!

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