Intervista a Pippi, fashion blogger di La mia moda di essere

di Francesca Parravicini

Si parla tanto di fashion blogger. Persino la direttrice di Vogue Italia, Franca Sozzani, si è scomodata a scrivere un post al vetriolo sull’argomento. Ciò che appare più evidente è la dimensione mastodontica, epidemica di questo fenomeno (scusate se parlo come uno scienziato, ma sono in vena). Ogni giorno assistiamo alla nascita di nuovi blog e viene spontaneo chiedersi: ma valgono qualcosa? Mi capita, non di rado, di giocare con queste pagine, cercando le differenze tra le molte similitudini e scopiazzature, come in una gigantesca settimana enigmistica virtuale. E sono sempre un po’ demoralizzata: le stesse idee, gli stessi marchi, gli stessi miseri pensieri, replicati con poche variazioni. Mi chiedo: ma è così che i blogger vedono la moda? Come qualcosa di sterile e replicabile, come un semplice strumento di visibilità, come uno status symbol? Decisamente triste. Proprio in questi giorni, durante uno dei miei interminabili pellegrinaggi internettari, ho fatto una scoperta molto piacevole. Una pagina molto graziosa, La mia moda di essere della blogger Pippi. Diversa dalle altre? Certo che sì. Le ragioni sono semplici: questa ragazza riesce, con capi spesso low cost o vintage, a creare look sempre nuovi e freschi, originali ma facili da indossare, scrive in un linguaggio ricco, ironico, intelligente (non la roba da prima elementare che molti, ahimè, sfoggiano) e non è per nulla spocchiosa, anzi, dialoga con le sue “followers” come se fossero amiche. E vi assicuro che, all’interno di un fenomeno in cui viene spesso premiata la quantità rispetto alla qualità, è tanto. Per conoscerla meglio e per farla conoscere a voi le ho rivolto qualche domanda sulla moda e il suo modo di vederla. Per dimostrare che, se si cerca bene, è possibile trovare qualcosa di buono.

Intervista

Tanto per cominciare in maniera banale, parlaci un po’ di te e spiegaci perché hai deciso di aprire il blog.

Esordisco rifacendomi alla frase di presentazione che preferisco: “I’m a weirdo”, sono un tipo strano. Almeno, così dicono!
Io stessa mi scopro giorno dopo giorno ed è evidente, considerato come si sia evoluta e come, tuttora, si stia plasmando la mia vita.
Dopo un’iniziale sperimentazione su YouTube, canale comunicativo che mi offre un confronto forse più immediato e diretto con le ragazze, aperto nell’estate del 2009, nella primavera del 2010 ho dato il via al blog, “La mia moda di essere”.
Le motivazioni sono state, probabilmente, un po’ più consapevoli, rispetto al gradino precedente, poiché questo diario (preferisco appellarlo così) vuole essere un appunto giornaliero sui miei stati d’animo e sulle mie esperienze, mascherate dal pretesto di parlare di moda!

Sembri un tipo che preferisce seguire il suo gusto piuttosto che appiattirsi sulle mode: racconta racconta.

E non Ti sbagli affatto! La mia propensione a questa forma d’arte deriva, certamente, da una passione innata, ma anche dal vederla come una reale forma di sperimentazione personale.
Non sarò certo stata la prima bimba che, a meno di quattro anni, abbia consigliato la Mamma su cosa indossare o comprare, ma, con il tempo, ho preso atto di quanto il mio modo di vedere le cose fosse distante, spesso moltissimo, da quello altrui: non ho esitazioni nello scegliere capi che, a prima vista possano apparire difficili da portare.
Non sono mai stata viziata con regali o armadi straripanti, tutt’altro: ne è derivata un’instancabile propensione alla ricerca, condotta ovunque… Mi sono sempre fermata a sognare davanti alle vetrine più prestigiose, così come ho “scavato” e scovato pezzi interessanti al mercato dell’usato.
Inoltre, mia Mamma mi ha sempre educato ad acquistare esclusivamente nel periodo dei ribassi, per cui mi è più semplice fare incetta di capi a bassissimo costo: per fortuna, viste le mie stravaganti preferenze, riesco a trovare tutto ciò che mi piace addirittura con il 70% di sconto!
Non sfoglio ossessivamente riviste, né seguo in tempo reale le sfilate: ascolto la mia personalità.
Il gusto (e il buon senso) che ognuno di noi ha è il migliore consigliere per assecondare e valorizzare la nostra figura ed è l’unico alleato da coltivare, visto che ci accompagnerà per tutta la vita, con le sue evoluzioni e crescite.
Personalmente, vedo l’abbigliamento come la cornice che può fare ammirare meglio l’opera d’arte, ovvero la persona.
Ogni individuo è unico: ne deriva che le mode globalizzate e seguite acriticamente sviliscano, anziché impreziosire.

L’arte è una grande parte della tua vita: come influenza le tue scelte di stile? (ovviamente ho visto l’outfit dedicato a Renoir!)

Quando ho deciso di intraprendere gli studi artistici, ho, inizialmente, provato un po’ di rabbia per averci messo tanto prima di comprendere cosa volessi “fare da grande”. Tuttavia, successivamente, ho realizzato che, così facendo, ho portato con me un bagaglio di esperienze che mi distingue da tante altre persone.
Nella moda, non posso prescindere da quelle che sono le mie inclinazioni lavorative, a partire dall’accostamento dei colori, dalla proporzione delle forme, dal tentativo di dare, in qualche modo, un messaggio…o, più semplicemente, dalla fantasia!
Come nell’arte porto un bagaglio di vita che pesa 28 anni, allo stessa stregua, il mio modo di concepire e vivere la moda non può essere slegato dal mio essere “artista in nuce”.
L’outfit dedicato a Renoir è il primo di una serie che dimostra proprio questo, cercando di far capire, con esempi pratici, i miei credo in tema sartoriale e le ispirazioni che traggo ovunque. Oltre ad essere un chiaro omaggio a ciò di cui mi cibo giornalmente.

Sei anche appassionata di vintage, hai qualche consiglio per sceglierlo con criterio?

Un pezzo vintage dovrebbe essere un articolo che si distingue per fattura, originalità e qualità: troppo spesso lo si confonde con ciò che è semplicemente “vecchio” o “usato”.
Attenzione: non ritengo che la marca sia distintiva della meritevolezza di un capo di abbigliamento o di un accessorio, ma si rischia, come sempre, che il vintage diventi un passivo fenomeno di massa, acclamato come l’ennesimo must da sfoggiare, spesso senza cognizione di causa.
La moda ha una storia: a prescindere dai veri e proprio studi relativi, iniziamo a conoscerla anche da piccole cose, come il racconto della Mamma o della Nonna, scoprendo insieme a loro i veri e propri tesori che, spesso, conservano, inutilizzati, nei loro armadi.
Inoltre, non si dimentichi come debba essere sempre il nostro istinto a guidarci nella scelta e non il voler stupire a tutti i costi: bisogna saper “portare” ogni capo o accessorio, sennò si risulta poco credibili e a disagio.

Da quello che ho visto ti piace instaurare un rapporto di amicizia e dialogo con tue “complici di pratiche fashion”, è così?

Ma hai notato proprio ogni dettaglio! Mi fa molto piacere!
Non mi piaceva la definizione standard “followers”: si tratta di amiche, complici, appunto!
Scrivo per dialogare con le ragazze che guardano i miei video o leggono il mio blog. E mi sembra la cosa più naturale e ovvia.
Cerco di rispondere a ogni commento o messaggio (ammetto di metterci un po’ di tempo, a volte) e mi piace ritrovare le lettrici di volta in volta: è come se ci conoscessimo!
Non mi interessa ottenere il plauso di tutte loro, anzi: accetto critiche e consigli con molto interesse. Posso vantarmi di gestire degli spazi sui quali non si sono mai verificati “incidenti” spiacevoli, basati su pettegolezzi, aggressività e maleducazione.
Ogni volta che riappaio con una pubblicazione, è bellissimo incontrare le stesse persone, diversissime tra loro, con le quali ho una “storia” di conoscenza individuale: c’è chi passa semplicemente a salutarmi, chi cerca ispirazioni modaiole, chi mi prende affettuosamente in giro per i miei strambi gusti, ma che ama il mio modo di descrivere le cose. Ecco, quando avverto che è in primis la mia persona ad essere apprezzata, ottengo il riconoscimento cui tengo maggiormente!

Conosci altre fashion blogger? Cosa ne pensi di questo “fenomeno”?

Conosco molte fashion blogger: sbircio i loro spazi e bazzico spesso su siti come LookBook, Chictopia e Chicisimo, sui quali è possibile creare un profilo e pubblicare look (io stessa lo faccio).
Il fenomeno è interessante, ma molto spesso nasce e viene condotto secondo premesse e linee che non condivido, perché troppo limitate o limitanti.
Come scrivevo qualche post fa, a mio parere, dev’essere la personalità a guidare la scelta e la creazione di uno stile. Sennò, non ci si discosta da ciò che chiunque può vedere su riviste, passerelle o vetrine.
Va bene sfruttare i suggerimenti che emergono di volta in volta dai trend, ma non trovo il senso dell’apparire fine a se stesso. Così come non apprezzo lo sfoggio eccessivo di marche inarrivabili per la maggior parte dei ragazzi.
Spesso, dove non arriva la fantasia, supplisce un logo.
Una delle pecche maggiori, inoltre, è la mancanza di contenuti, di racconti: i testi, spesso, non superano le cinque righe e si fermano all’elencazione dei capi, delle marche o dell’evento in cui si sono sfoggiati i look.
Ma questa è un’osservazione che muovo perché vivo il mio blog partendo da presupposti differenti, quelli di una ragazza “normale”, che non si ciba di glamour o party (non è una critica, ma una precisazione), ma che racconta qualcosa di se e delle proprie riflessioni.
E’, comunque, un peccato, perché i fashion blog, se vissuti con criterio e buon senso (oltre che con buon gusto), potrebbero essere una riserva di idee non indifferente.

Abbiamo iniziato banalmente, finiamo banalmente: desideri e progetti per il futuro?

Nessuna banalità: confesso che è molto divertente fare un’intervista, anche se so di averTi inondato di parole!
I miei progetti sono in continua formazione e trasformazione: per fortuna, quando inizio a marciare verso la direzione giusta, sforno molte idee…
Diciamo che il mio futuro è ancora tutto da… dipingere!
Senza dubbio, infatti, i miei studi sono il mio investimento sul domani, perché è alla pittura che sogno di dedicare i miei sforzi lavorativi.
Ogni condimento (come il blog, ad esempio) che possa appassionarmi e incuriosirmi è ben accetto, ma solo con un’adeguata preparazione, che è in continua formazione. Ecco perché non inflaziono le mie pubblicazioni.
Cito, come ho già fatto sul blog, il mio Professore di pittura:“Tutti possono avere delle “trovate”, pochi hanno “idee”.” Desidero portare a termine il mio lavoro, come qualsiasi altra applicazione, con adeguatezza, oltre che con divertimento.

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