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Shawn Mendes parla dei molteplici significati di “What the Hell Are We Dying For?”

scritto da Giovanna Codella
shawn mendes tour mondiale

Shawn Mendes ha rivelato che la sua ultima canzone What the Hell Are We Dying For? ha più di un significato.

Il cantautore canadese ha rilasciato la canzone la scorsa settimana, 9 giugno, dopo averla appena scritta e registrata nelle 24 ore prima.

Per l’artwork del brano, Shawn ha usato un’immagine cupa di New York City, offuscata dal fumo degli incendi canadesi.

Dopo che la canzone è stata pubblicata, molti si sono chiesti quale fosse il significato dietro la canzone e qualcuno ha pensato che potesse avere più di un significato.

I fan hanno notato che alcune parti del testo si riferivano a una relazione sentimentale e al ritorno di fiamma con l’ex Camila Cabello, ma in realtà c’è molto di più.

Shawn Mendes spiega il significato di What the Hell Are We Dying For?

In una nuova intervista con Zane Lowe di Apple Music 1, Shawn ha rivelato di aver scritto la canzone in tempi record, ha spiegato i molteplici significati dietro e altro ancora.

Nell’ultimo anno ho lottato in studio per trovare la mia voce e per ritrovarmi musicalmente e persino per trovare il coraggio di stare nella stessa stanza con gli scrittori o entrare in cabina per cantare. Mi trovavo a nord dello stato di New York e ho cominciato a sentire dei pettegolezzi che riguardavano le mie relazioni, la mia carriera, e l’ambiente che frequento. Ero in studio e questo momento di profonda frustrazione mi ha travolto, così ho finalmente iniziato a sentire arrivare l’ ispirazione. E onestamente, in quel momento, sembrava che fosse la prima volta che la sentivo, in un anno e mezzo in studio. Semplicemente cantando insieme a questo organo e a questo loop che abbiamo creato, le parole sono uscite da me spontaneamente: per cosa sto morendo? Penso che sia la cosa più astratta che scrivo da molto tempo, su più cose contemporaneamente”.

In merito al perché fosse così importante rilasciare della nuova musica, Shawn Mendes ha aggiunto:

“Penso di aver avuto una sensazione di urgenza, di sincera eccitazione, di connessione, una sensazione di questo ‘sono io in questo momento’, come mi sento proprio ora. Questa sensazione di frustrazione che sentivo, volevo esprimerla in musica. Eravamo lassù a New York, il cielo era arancione, l’aria era densa e le parole scorrevano. E questo è successo. E col senno di poi, è stato spaventoso. Mi sono svegliato la mattina ed ero tipo ‘Wow, cosa ho fatto?’ E penso che sia stata una buona cosa per me, farlo per me stesso. Ho dovuto tuffarmi nel profondo. Altrimenti, sarei rimasto seduto lì per anni a interrogarmi”.