Tipi da volontariato: Silvia e l'animazione in oratorio

di admin

Silvia ha 22 anni e abita in Liguria. Studia all’università di Pisa, pratica l’atletica leggera e adora suonare la chitarra, leggere e viaggiare. Come altre migliaia di giovani in Italia, presta servizio in oratorio come animatrice. Numerose sono le esperienze che un luogo scoppiettante come l’oratorio propone, e l’animatore le deve saper organizzare e portare a frutto nel migliore dei modi, stando in mezzo ai bambini e ai ragazzi. Grest, campi scuola, feste, gruppi post Cresima o di catechismo, laboratori… In oratorio può portare frutto qualsiasi talento, dal più comune al più strano, basta utilizzare un pizzico fi fantasia! Silvia da diversi anni fa servizio in oratorio. Inizialmente era ministrante intorno all’altare, quindi è diventata educatrice parrocchiale e diocesana e infine scout. Ora è catechista, educatrice diocesana e parrocchiale e capo ministranti in tre parrocchie diverse. Vi sembra poco? Allora tanto di cappello a Silvia e ascoltiamo cosa può raccontarci di un’ esperienza da provare assolutamente per creare amicizie vere e soprattutto crescere e vincere le proprie insicurezze e timidezze. Provare per credere! Non sopportate i bambini? Cominciate allora prendendovi un compito ad hoc in oratorio e vedrete che, senza accorgervene, comincerete ad amarli anche voi!
 
In cosa consiste fare animazione in oratorio? Cosa significa?
Fare animazione in oratorio è un modo per far capire ai bambini e ai ragazzi che si può essere felici anche dentro la Chiesa e che non è vero che la vera gioia è fuori (droga, fumo, sesso, ecc), anzi… è il contrario: la vera gioia che non tramonta mai è Cristo! Animare significa crescere coi più piccoli, è uno scambio di esperienze perché i più grandi insegnano dei giochi novi e i più piccoli fanno capire l’importanza della semplicità che deve essere sempre presente nel cuore dei giovani. Chi ha perso la bellezza, l’innocenza dei bambini difficilmente riesce ad essere felice perché non ha più la capacità di stupirsi e la noia giunge inesorabile. Quante volte ci capita, un sabato pomeriggio, di girare in centro città con gli amici e chiedersi: “Che si fa?”, provando una gran noia alla vita piatta che a volte ci prende? Allora proviamo a guardare alla novità dell’oratorio, a quel locale per giovani e gestito da giovani che si sentono tutti amici tra di loro e hanno un amico speciale che si chiama Gesù. E’ una bella esperienza da provare, non si viene giudicati, ma aiuta a crescere… crescere insieme è più facile, no? E poi, tutti cerchiamo qualcosa che riempia di gioia la nostra giornata, ma non sappiamo dove trovarla. Beh, che dire ancora? Lascio le parole di Gesù che dice ai sui primi discepoli: “Vieni e vedi!”.
 
Molti ragazzi pensano che frequentare l’oratorio sia da "sfigati", cosa rispondi?
Credo che sia l’opposto: andare in oratorio implica un giudizio da parte degli altri e solo chi ha davvero del coraggio “osa” andare in oratorio sfidando la paura di venire isolato, deriso… Credo fermamente che andare in oratorio sia un atto coraggioso perché si scontra contro la mentalità comune dei giovani che si sentono grandi solo stando a fare tutto quello che vogliono senza rendersi conto della vera importanza che hanno luoghi "alternativi".

Come hai cominciato tu a frequentare l’oratorio?
Bella domanda! Una volta mi annoiavo a casa, così ho deciso di andare a giocare a pallone con gli amici e ho trovato l’oratorio: mi pareva un sogno perché c’erano tanti ragazzi che giocavano e nessuno che mi giudicava… Avevo una maglia tutta sudata perché avevo giocato a lungo a calcio ed ero stanca ma non mi sentivo diversa da loro. Hai presente la bellezza di venire accettati per quello che si è? Quando sentivo le mia amiche che continuavano a girare in centro città a caccia di ragazzi che le guardavano male perché avevano il rossetto messo male o la minigonna stropicciata? Be’, era umiliante per loro venire giudicate così, era uno stress senza pari dover apparire per quello che non erano e per cosa poi? Io non ho avuto dubbi nella mia scelta e sono andata all’oratorio; poi, piano piano, ho capito come funzionava e ho cominciato a dare una mano come aiuto animatore, poi come animatore, poi, piano piano e crescendo con gli amici, ho capito che tutti possono essere realizzati pienamente in un luogo come l’oratorio. Ora mi chiamano per le feste parrocchiali, ho dei ragazzi che seguo a gruppo e che mi danno una mano. E non sono ancora stanca, non lo sono perché ogni giorno è una avventura nuova da scoprire e da vivere appieno.

Le tue più grandi soddisfazioni e più grandi sconfitte da animatrice?
Sicuramente la più grande soddisfazione è quella di vedere un ragazzo o una ragazza che si avvicina un po’ di più a Gesù e che riesce un pochino a ricambiare il Suo grande Amore. A volte basta un sorriso per capire che un piccolo seme che hai gettato porterà frutto perché Dio, dopo averti mandato a seminarlo, lo farà crescere bene. A volte ci sono anche le sconfitte, ma sono poche se uno sa vedere lontano, perché diventano tutte delle opportunità per crescere e per migliorarsi. Forse ciò che mi fa più male è vedere talvolta che manca l’amicizia tra gli animatori e che essi si dividono e lottano tra di loro. Sappiamo tutti che quando tra amici si litiga e si smette di parlare con sincerità, poi le cose cadono, succede in tutti i gruppi di amici. Allora dobbiamo sforzarci di tornare a dialogare!

Servono particolari capacità per essere animatore? Qual è la più grossa qualità che egli deve avere secondo te?
Serve una sola cosa secondo me per essere un bravo animatore: l’Amore. Lo so, è una risposta che può lasciare perplessi, ma, se non volessi tanto bene agli altri, non sarei a parlare di servizio… Amare significa voler bene agli altri, far capire che gli altri sono importanti e che vuoi crescere con loro. Come si fa nel concreto è facile a dirsi e un po’ meno a farsi: serve del tempo, della volontà e tanta umiltà. Se non ci facciamo piccoli e non ci rendiamo disponibili a lasciarci cambiare (in meglio) dagli altri, è fatica sprecata. Nessuno è negato per fare questo servizio, anzi! Ci aiuta tantissimo a crescere, metterci alla prova, capire quanto siamo maturi. Poi è chiaro che se uno ha un carattere più timido e riflessivo magari ha più difficoltà a lanciare un gioco ma piano piano si impara. E il divertimento è assicurato per tutti!

Come si può cominciare a fare animazione?
Entrando in un oratorio e mettendosi all’ascolto di quello che succede: facile, no? Basta avere voglia di mettersi in gioco e il resto viene da solo!

 
Infine, la domanda più personale. Come si inserisce, più in profondità, la tua attività di volontariato in oratorio nel tuo essere cristiana? Cosa significa nella tua vita?
A volte gli amici mi chiedono perché faccio tutto questo, perché rinuncio ad uscire il sabato pomeriggio con gli amici… a volte mi fermo e mi chiedo: ma che sto facendo? Poi vado in chiesa e mi fermo un attimo davanti al piccolo lumino rosso che rischiara il tabernacolo. C’è silenzio intorno a me e sento la vicinanza di Dio. Gli parlo e gli chiedo che fare, perché passare la mia vita a servire gli altri … ecco che le risposte appaiono piano piano ma sempre più limpide nel mio animo. Come posso dire di amare Dio senza voler fare quello che Lui stesso mi ha chiesto di fare? Dio è davvero un personaggio strano: ha creato l’universo intero e poi ha scelto di vivere non in un bellissimo santuario, ma nel cuore delle creature che ha voluto, che ha amato, che ha salvato e redento col Suo sangue. Questo Dio invincibile s’è fatto servo di tutti, ha camminato in terra come essere umano, s’è fatto insultare, mettere alla prova dai sapienti del tempo, tentare dal demonio… e per cosa poi? Per rinsegnare a noi, che non siamo che terra, che Dio è amore e l’Amore si fa servo degli altri per Amore. Certo che lascia senza parole questa cosa… Come si fa a non Amare un Dio così? Impossibile, mi dice il battito del cuore pieno di fede e di gioia. Ma dove è Gesù per servirlo, per fargli capire che gli voglio tanto bene e che gli sono riconoscente per quello che ha fatto per me? Sicuramente è nel Tabernacolo, ma non solo lì: è dove due o tre suoi amici sono riuniti nel Suo nome ed è in tutti i suo fratelli più piccoli che incontriamo lungo la nostra strada nella quotidianità! Tutto quello che facciamo per gli altri, in realtà lo facciamo per Gesù… Non è fantastico questo? Secondo me si, è un dono immenso per essere felici perché chi è vicino a Dio non può che essere felice. Chi si spende per Amare (Amare con la A maiuscola è l’Amore puro, quello disinteressato) il suo prossimo ha un sorriso di Dio nel suo cuore che lo rende più felice. Certo, fare del bene non è una cosa eccezionale, ma solo un modo per mettere a frutto i talenti che Dio ci ha dato. Se abbiamo ricevuto tanti doni, come possiamo essere felici chiudendoli egoisticamente in un cassetto o sotterrandoli in un giardino per paura di metterci in gioco? Se Gesù è morto per i nostri peccati ed è spirato per Amore di noi peccatori, come possiamo noi rifiutarci di fare un piccolo gesto d’Amore verso un nostro fratello? E poi ricordiamoci sempre che sotto ogni animo si nasconde Gesù! Non servono grandi imprese ma a volte basta davvero poco, un sorriso, una stretta di mano, uno sguardo pieno d’Amore. Non impegnamoci contando quanto lo fanno gli altri e confrontandoci con gli altri: limitiamoci solo a farlo per Amore.
 
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