Blue Whale: tutta la verità sulla challenge del suicidio. Si tratta di un fake?

di Alberto Muraro

Cosa c’è di vero dietro la storia della Blue Whale Challenge, la sfida al suicidio di cui tutto il mondo sta parlando nelle ultime settimane? Secondo i media (fra gli altri, Le Iene, che al fenomeno hanno dedicato un intero servizio) si tratterebbe di una nuova macabra “moda” (se così la vogliamo chiamare) che sta spingendo nelle ultime settimane decine di ragazzi giovanissimi al suicidio.

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Questo inquietante gioco viene messo in atto da due persone, il “curatore” (o, per usare un termine meno edulcorato, il manipolatore) e una vittima che accetta di svolgere una serie di prove che lo condurranno al sfida finale, al 50esimo giorno, corrispondente al suicidio: il percorso che porterebbe questi ragazzi a gettarsi dal palazzo più alto della propria città è dunque lastricato di autolesionismo e atti assurdi come maratone di film horror o sveglie nel cuore della notte.

Eppure, nonostante i servizi e gli approfondimenti della stampa, non tutti concordano sul fatto che ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza: stanno infatti spuntando nelle ultime ore una serie di articoli sul web che, lungi dal confutare in toto certe tesi riguardanti la Blue Whale, gettano più di qualche ombra sul fenomeno, sottolineando che riguardo a molti dettagli le fonti scarseggiano.

Ma andiamo con ordine: i primi a sollevare alcuni dubbi sulla vicenda, senza però arrivare ad una conclusione certa sono stati i redattori di Snopes, sito che da anni si occupa di verificare leggende metropolitane e storie più o meno inverosimili. In questo articolo, fra le altre cose, viene specificato che le presunte confessioni del creatore della challenge (il 22enne Phillip Budeikin) riguardanti l’istigazione al suicidio di alcune adolescenti risalgono già a novembre del 2016 e ad un post pubblicato su un sito russo.

A rendere ulteriormente complessa la vicenda sono i dati relativi al numero dei suicidi in Russia, il paese dove apparentemente il fenomeno è esploso e dove negli ultimi tempi più di 150 ragazzi sono morti suicidi a causa della Blue Whale: ogni anno in Russia si uccidono infatti 1700 ragazzi tra i 15 e i 19 anni e soltanto nel 2012, in una forbice di 7 mesi, ne sarebbero morti causa suicidio ben 990. Il punto del sito Bufale Tanto al Chilo (e non solo) è molto semplice: non sembra esserci alcuna correlazione reale fra la Blue Whale e le morti di giovanissimi in Russia.

Il sito italiano esperto di fake news fa inoltre notare che il fenomeno sarebbe nato dal social network russo VKontakte all’interno del quale sarebbero stati creati dei gruppi chiusi dedicati alla depressione e alle tendenze suicide. Un giornalista russo, si parla di maggio 2016, aveva scoperto l’esistenza di questa pagina (già chiusa) sottolineando all’interno del suo articolo ben 130 suicidi fra giovani adolescenti russi fra ottobre 2015 e aprile 2016.

Bufale Tanto al Chilo parla in questo senso di “trigger”: ad un certo punto, infatti, alcuni celebri siti di gossip britannici (non particolarmente affidabili) come il The Sun o il Daily Mirror hanno iniziato a parlare del fenomeno, come se un giorno qualcuno si fosse svegliato e avesse letto la notizia per caso, magari curiosando su Twitter, e avesse deciso di dare visibilità alla vicenda. La redazione de Le Iene celebre per le sue scottanti indagini, potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere venuta a conoscenza della notizia in prima battuta in modo simile.

L’allarmismo, da questa prospettiva, sembra essere esagerato, anche se è sempre fondamentale tenere alto il livello di guardia: ora dopo ora, giorno dopo giorno, la sensazione è che la Blue Whale Challenge sia diventata virale in maniera incontrollata, come spesso succede per le cosiddette fake news che ogni giorno impestano le nostre bacheche. Nel frattempo, su Instagram è apparso un messaggio di aiuto nei confronti di tutti quegli utenti che sul social cercano l’hashtag #BlueWhale: dopo tutto, questa angosciante atmosfera da Black Mirror sembra stia generando anche effetti positivi.


Qualunque sia la verità, e questo vale tanto per i genitori come per i ragazzi, stiamo sempre molto attenti alle persone che incontriamo sui social e teniamo bene a mente il tipo di influenza che possono avere su di noi. Inoltre, cerchiamo di cogliere ogni piccolo segnale: ci vuole davvero pochissimo, soprattutto nell’era di internet, per accorgersi di qualcosa (qualunque cosa) che non va in una persona a cui vogliamo bene e non serve certo arrivare ad una balena incisa sul braccio per accorgersene.

Secondo voi la Blue Whale challenge è reale oppure è una bufala?

 

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