L’acne, un problema non solo di pelle

di Laura Boni
acne kleresca

Tutti conosciamo l’acne e, se non l’abbiamo sperimentata su noi stessi, l’abbiamo vista comparire sul viso del compagno di classe, dell’amica o del fratello maggiore; è un disturbo che colpisce la pelle, ma a risentirne non è soltanto l’aspetto esteriore quanto piuttosto lo stato emotivo di chi ne è colpito.

Perché sul viso, sulle spalle e sul torace si formano lesioni, cicatrici e infiammazioni ed è normale non sentirsi a proprio agio e sviluppare stress, scarsa autostima e anche abbassamento del tono dell’umore. Condizioni che possono portare a peggiorare i propri rapporti sociali sia fuori casa che con i parenti e col tempo anche isolarsi.

Tipicamente l’acne viene durante la pubertà, tra i 12 e 18 anni, quando l’aumento dell’attività degli ormoni androgeni innesca la crescita delle ghiandole sebacee. È proprio quando i follicoli piliferi vengono tappati con cellule morte della pelle e sebo che i batteri peggiorano la condizione causando infezioni.

Per capire meglio come questo fenomeno possa influenzare il nostro quotidiano generando sfiducia, malessere, condizionamenti nelle relazioni tra coetanei, Kleresca, azienda attiva in campo dermatotologico, e Ginger Generation hanno deciso di mettere a punto una collaborazione rivolgendosi con un sondaggio Instagram.

Avere l’acne come ci fa sentire? Il dato più significativo dell’indagine emerge proprio da questa domanda. Il 90% dei votanti afferma di provare nei confronti di tale fenomeno sentimenti di insicurezza e disagio che influiscono negativamente nel quotidiano.

Andare a scuola nascondendo il volto nel cappuccio della felpa, camminare a testa bassa tra la folla e sfuggire agli inviti degli amici possono essere i segnali che non si sta bene col proprio corpo. In particolare, le preoccupazioni maggiori derivano dal dover mostrare i segni dell’acne in pubblico: il 30% degli intervistati ha infatti difficoltà nell’esibire brufoli e punti neri a scuola, mentre il 50% ritiene che il momento peggiore per imbattersi nell’acne sia l’estate quando i vestiti non possono aiutarci a nascondere il problema ed è il periodo in cui sarebbe più facile incorrere in nuovi incontri e conoscenze.

Se questo non bastasse ci si mettono pure gli altri a complicare le cose: se appena il 19% di noi ragazzi afferma di essere stato deriso a causa dell’acne, il 51% racconta di aver visto coetanei divenire vittime di scherno per lo stesso motivo. Questo non si limita a essere una preoccupazione in pubblico, ma anche fra le mura domestiche non ci fa stare bene: non a caso, per il 53% degli intervistati, l’acne è una presenza difficile da gestire persino fra amici e conoscenti. Solo il 47% dichiara di non farci caso.

Chiudersi in camera ed evitare i contatti con le altre persone non basta più perché il nostro viso resta a disposizione nei social media, dove “immagine del profilo” diventa un biglietto da visita su cui non è permesso rivelare imperfezioni. La prima soluzione a questo problema è quella del trucco, espediente a cui il 62% confessa di fare ricorso. L’alternativa preferita rimane però quella dei filtri: è infatti il 74% degli intervistati ad affermare di ritoccare il proprio aspetto tramite app e programmi disponibili su cellulare.

Teniamo sempre presente che l’acne però si cura, se affrontata tenendo conto di tutti i fattori coinvolti: l’alimentazione, l’attività ormonale e l’igiene personale. Meglio non affidarsi al fai-da-te e farsi seguire dai medici specialisti, primi fra tutti il dermatologo che ci può indirizzare verso le cure più adatte al tipo di pelle, sia l’acne leggera sia le forme più gravi non devono essere sottovalutate proprio per le conseguenze sulla nostra serenità.