Dalla domanda al giudizio: Englaro vs Castagna 2

di admin

L’articolo preliminare sulla questione Englaro vs Castagna ci presentava i fatti, quali li assorbiamo da tv e mass media, e ci poneva una domanda conclusiva: quale è il ruolo del padre?
Chi svolge il suo ruolo in modo adeguato: il signor Englaro o il signor Castagna?
Ricordiamo: il primo ha mandato sta mandando, almeno "indirettamente", a morte la figlia, il secondo, di fronte alla strage di Erba in cui è stata uccisa sua figlia, perdona addirittura gli assassini.

Qui ci limiteremo a dare spunti di riflessione sulla tematica del padre. Siamo certe che non starete più davanti alla tivù impassibili o citando innumerevoli luoghi comuni, senza aver prima indagato su quale sia la verità sulla questione. Potrete quindi esprimervi formulando un giudizio critico, ovvero ricco di quelle ragioni che lo tengono in piedi: "Ha ragione perchè…", "Sono contrario perchè..".

Il padre o "papà"
"Poi Ettore baciò il caro figlio e lo levò in alto pregando Zeus: "E che un giorno, vedendolo tornare dal campo di battaglia qualcuno dica: "E’ molto più forte del padre"": queste celeberrime frasi dell’Iliade mettono in evidenza il marchio del padre di tutti i tempi ovvero il gesto di levare in alto il figlio: il figlio qui si trasforma in speranza per il futuro e la generosità del padre nello sperare che sia più forte di lui sancisce il fatto che non basta dare la vita al figlio ma riportarla ogni giorno a lui, con l’esempio.
"Prima di ogni altra cosa è indispensabile che i padri si offrano ai figli come un luminoso esempio" (Plutarco): e qui entra in gioco il tema della responsabilità.

La responsabilità di un padre consiste nel dare al figlio non ciò che vuole ma ciò di cui ha realmente bisogno.
Essere padri non è un atto biologico, ma un atto di volontà: il padre, come Ettore, solleva il figlio pubblicamente indicando che se ne assume la responsabilità: quell’elevazione è l’elezione di quel figlio che ha la sua imprescindibile unicità ovvero identità.

Ora la nuova domanda è: dove viene preservata l’unicità di quel figlio?
Si può preservarla dandogli la morte, che, per quanto mascherata di amore, pur sempre morte è?
O, al contrario, alla morte prematura di un figlio, rendergli testimonianza e giustizia, perdonando i suoi assassini?
Con la morte, l’unicità di quella persona è annullata; col perdono non solo si restituisce l’unicità alla persona che è mancata ma si dà anche la possibilità agli assassini di avere un’ulteriore possibilità di redenzione.

La situazione Englaro
Come è stato detto sopra, il ruolo del padre non è dare al figlio tutto ciò che vuole ma scegliere il bene per il figlio.
Il fatto che Eluana Englaro avesse, secondo alcune amiche – benchè ve ne siano altre che affermino l’esatto contrario -, detto che avrebbe preferito morire piuttosto che vivere in stato vegetativo, tuttavia non può bastare per muovere un padre a darle la morte.
Altrimenti, secondo lo stesso ragionamento, il padre dovrebbe esaudire ogni capriccio del bambino piccolo, ogni desiderio di uscire con gli amici della figlia adolescente ecc.
Invece il padre deve svolgere la funzione di limite: in questo caso preservare la vita ed evitare la morte.

Sono tuttavia scelte molto difficili e a volte il dolore come quello di un padre come Beppino Englaro, può sviare dal compiere le decisioni giuste: ad ogni modo essere padre richiede di mettere da parte le proprie sofferenze e mettere in luce, innalzandolo fino al cielo, il figlio.
La scelta giusta non può quindi mai essere quella di volere la morte del proprio figlio infatti questa decisione contiene la contraddizione massima del termine padre che è invece colui che dà ed introduce alla vita.

Queste sono riflessioni da porsi continuamente, in attesa di formulare una personale risposta adeguata e ragionevole.
Buon lavoro.
Commentate e esprimete, ora che avete qualche informazione in più su cui riflettere, il vostro giudizio.

Immagine di copertina di Solmaz Zohdi:  Flickr.com