GingerGeneration.it

Educhiamo i giovani alla missione, ad uscire, ad andare

scritto da admin
Servitori fedeli di Cristo, testimoni coraggiosi nel promuovere la cultura dell’incontro contro quella dello “scarto”, guide sicure per i giovani. Nella messa celebrata a Rio nella Cattedrale di San Sebastiano con i sacerdoti, i religiosi e i seminaristi, Papa Francesco ha tracciato l’identikit del buon pastore. Con ferma semplicità, non ha usato mezzi termini per esortare chi si è consacrato al Signore a “rimanere in Cristo per andare incontro agli altri”. Ha chiesto un serio impegno per aiutare i giovani “a far ardere nel loro cuore il desiderio di essere discepoli missionari di Gesù” e soprattutto a “rendersi conto che essere discepoli missionari è una conseguenza dell’essere battezzati, è parte essenziale dell’essere cristiani, e che il primo luogo in cui evangelizzare è la propria casa, l’ambiente di studio o di lavoro, la famiglia e gli amici”.
“Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani”, è stato l’invito rivolto ai pastori (alla Gmg sono iscritti 650 vescovi, 700 diaconi, 7000 seminaristi, 9000 religiosi e 11000 sacerdoti, ma – secondo le stime – altrettanti sono quelli presenti senza iscrizione). “Aiutiamo i nostri giovani – ha detto il Pontefice – a riscoprire il coraggio e la gioia della fede, la gioia di essere amati personalmente da Dio, che ha dato suo Figlio Gesù per la nostra salvezza”. E poi, ha sottolineato, “educhiamoli alla missione, ad uscire, ad andare”. Gesù infatti, ha ricordato, “ha fatto così con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati”. Ecco perché “non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, quando tante persone sono in attesa del Vangelo. Non è semplicemente aprire la porta per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare”. Papa Francesco ha insistito, ribadendo che occorre pensare alla pastorale “con coraggio” partendo “dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Anche loro sono invitati alla mensa del Signore”.
“Purtroppo, in molti ambienti – ha osservato – si è fatta strada una cultura dell’esclusione, una ‘cultura dello scarto’ e non c’è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero sul bordo della strada”. A volte, ha notato il Pontefice, “sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due dogmi moderni: efficienza e pragmatismo”. Invece, “abbiate il coraggio di andare controcorrente”. Per il Papa “l’incontro e l’accoglienza di tutti, la solidarietà e la fraternità, sono gli elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana”. “Essere servitori della comunione e della cultura dell’incontro: lasciatemi dire, che dovremmo essere quasi ossessivi in questo senso”. Senza “essere presuntuosi, imponendo le nostre verità”. “Ciò che ci guida – ha concluso – è l’umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla”-.