Giovani e Londra è andato in onda su RAI 2 in seconda serata. Il programma parte da una considerazione. In Inghilterra si stima vivano 250 mila italiani rendendo così Londra la quinta città più popolata da italiani in Europa. Ora con la Brexit in corso cosa succederà? Cosa ne sarà di quegli italiani che vivono a Londra e hanno trovato fortuna e successo nella capitale inglese?

Alberto d’Onofrio aveva firmato l’anno scorso il programma Giovani e Ricchi (già il titolo è, credo, una citazione molto evidente al vecchio programma). Si vede la stessa mano: il confezionamento del programma sia per grafica sia per come sono strutturate le interviste sono molto simili all’altro programma. Un ricco agente immobiliare che ha iniziato a Londra come “runner”, cioè colui che porta via i piatti sporchi e li sostituisce con quelli puliti, è ancora considerato umile dal giornalista perché è stato cameriere nel passato.

L’erede nato con la camicia è inquadrato, intervistato e mostrato come uno di quei Rich Kids di un anno fa. Tra l’altro Mark Francis Vandelli in UK è noto per essere un rich kid grazie al reality Made in Chelsea.

Questo crossover trai due documentari è un po’ strana, anche perché Giovani e Londra dovrebbe parlare di italiani espatriati in cerca di fortuna.

Il limite massimo di questa puntata è nella selezione di casi di successo a Londra. Gli intervistati sono coloro che oggi guadagnano tanto. Anzi tantissimo. Non parliamo di storie medie – normali di successo. Universitari, imprenditori più modesti e altre storie italiane fortunate a Londra. Uno dei ristoratori viene mostrato all’opera durante un Sunday brunch mentre di guadagna il pane cucinando e preparando ostriche, foglietti dorati, champagne e altre prelibatezze costosette. Non si capisce se il giornalista è più infastidito dal fatto che esista il concetto brunch (crasi anche in uso in Italia per breakfast + lunch) o se lo stupisca che uno chef a pagamento possa preparare sontuosi pasti per party privati.

Fa anche un po’ riflettere, per lo meno me, che le parole più dure sull’Italia e sulla mancanza di possibilità per i giovani vengano pronunciate da un imprenditore inglese e dal giovane ereditiere. Chi è cresciuto in Italia non ha toni così aspri. Racconta che in Italia non avrebbe fatto tanti soldi, ma non è così lapidario sul giudizio. E un po’ ci chiediamo quale sia il senso del documentario Giovani e Londra. Dimostrare che a Londra si può diventare ricchi, tanto ricchi, ricchissimi?

Nel documentario, però, ribadiscono i protagonisti che vivere (e tanto più avere successo) a Londra bisogna impegnarsi. Non è facile il primo anno. Bisogna sopravvivere alla “rat race”. Riuscirai a farcela nel ritmo caotico della metropoli, sopportare il clima e digerire il cibo inglese? Tutte queste domande troveranno risposta solo vivendo e stringendo i denti.

Sul capitolo amore sembra di sentire Fabri Fibra quando cantava Speak English. A Londra ” è tutto più veloce”: le store d’amore sono tante e facili. Il documentario si spinge oltre ed asserisce che l’amore è frenetico, veloce e il vero amore è solo quello del paesello. Moglie e buoi dei paesi tuoi. Solo una coppia diceva che questi sopra menzionati erano luoghi comuni sulla città e sulla vita moderna. (Grazie!)

Il giornalista chiude augurandosi che l’Italia diventi come Londra, ovvero dia più possibilità ai giovani. Presto chiosa il giornalista con aria disfattista e pessimista che questa è un’utopia.

Il documentario Giovani e Londra, come quello precedente sui ragazzi nati con la camicia e il rolex al polso, pecca di tanti luoghi comuni. Londra viene presentata come l’Eldorado da raggiungere per avere fortuna. Non solo le storie mostrate per la maggior parte parlano di imprenditori e banchieri che guadagnano cifre davvero importanti nella capitale. A Londra, come in altri posti all’estero, il successo è conquistato con grande valore, investimenti non sempre indifferenti di base e anche la voglia di accettare qualsiasi lavoro all’inizio che magari in patria non si sarebbe accettato.

Voto di Giovani e Londra? 6: il programma è molto simile a quello precedente sui giovani rampolli ricchi e viziati. In più il punto di vista del giornalista è sempre molto marcato. In alcuni casi soffoca le testimonianze degli intervistati a favor della sua interpretazione sul mondo.

E tu cosa ne pensi di Giovani e Londra?