La Gelmini taglia anche le borse di studio

di admin

Per definizione”Il diritto allo studio è un diritto soggettivo principalmente tutelato dagli artt. 33 e 34 della Costituzione italiana che sanciscono il diritto di un accesso universale ai livelli dell’istruzione di base, ed un accesso meritocratico ai livelli più alti dell’istruzione superiore e universitaria, prevedendo esplicitamente un sistema di borse di studio per i meno abbienti.”
Una borsa di studio è “un finanziamento agli studi che viene concesso a studenti meritevoli, che non dispongano di adeguato sostegno economico da parte della propria famiglia”.

Non è un concetto difficile da capire ed è talmente corretto che nessuno potrebbe trovarci niente da eccepire. Il futuro dell’Italia è in mano ai giovani, non a tutti però, solo quelli volenterosi e capaci che hanno voglia di imparare e di mettere le proprie doti intellettuali al servizio della scienza dell’economia, della politica e molto altro. Quanto bisogno abbiamo di loro? Guardiamoci in giro anche velocemente e la risposta non tarderà ad arrivare. C’è tanto bisogno di loro. Non tutti i ragazzi, per quanto brillanti e operosi, possono permettersi di pagare una retta universitaria o di sostenere le spese per un’abitazione (per chi abita lontano dai centri universitari) per questo è nata l’Istituzione della Borsa di Studio. Studiare è un diritto di tutti ma è anche un investimento per il futuro del Paese. No davvero non sembra difficile da capire. Ma forse noi di Gingergeneration siamo molto intelligenti, perché il 14 ottobre sul tavolo del penultimo Consiglio dei ministri, l’ammontare in euro delle borse da erogare è passato da 246 milioni a 25,7.

Idonei non assegnatari

Le Borse di studio Regionali (ovvero finanziate dalle Regioni) non sono semplici da ottenere. Bisogna partecipare ad un concorso che si svolge annualmente: criteri di selezione sono la condizione economica e i meriti dello studente. Si deve stare molti attenti ai documenti presentati per la domanda, anche una piccola disattenzione rischia di far perdere l’idoneità. Una volta messa in moto la trafila, se si ha la fortuna di vincere la tanto agognata Borsa, non si può cantar vittoria. Già perché se non ci sono i fondi necessari per coprire le spese di tutti gli aventi diritto si diventa degli “idonei non assegnatari”.

Come cambia la situazione dopo i tagli del 14 ottobre 

Incrociando queste informazioni con i dati dei tagli sopra riportati si evince quanto segue: da quest’anno gli studenti idonei non assegnatari saranno 8 su 10.
8 studenti su 10, meritevoli, vincitori di un concorso pubblico, che non hanno i mezzi economici necessari per accedere agli studi, si vedranno chiudere la porta degli atenei in faccia.
Questa la fotografia della situazione: se non hai i soldi non studi. E dato che l’Istat ha appena fatto sapere che il tasso di disoccupazione a settembre è salito all’8,3% dall’8,1% registrato ad agosto, si scopre con desolazione che anche per chi volesse intraprendere la difficile strada dell’automantenimento agli studi ci sono poche chance di riuscita, poiché anche l’accesso al mondo del lavoro è un terno al lotto.

Forma di risparmio o lesione di un diritto?

E’ opinione di chi scrive che questo tipo di tagli non può essere considerato una forma di risparmio ma solo una lesione di un diritto e un mancato guadagno.
Investire sull’intelligenza, sulle idee, sui progetti, sulle capacità, sul talento dei giovani studenti potrà portare una ricaduta economica in futuro. Anzi si dovrebbero potenziare le Università in modo che sia le pubbliche che le private possano fornire a chi studia un reale ed efficace inserimento nel mondo del lavoro. Tenere i capitali sotto al materasso invece porta alla svalutazione. Speriamo che qualcuno dall’alto faccia le opportune riflessioni perché l’80% dei meritevoli è fermo al palo e con essi il futuro dell’Italia.

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